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Italia Politica

Guerra in Ucraina, i volenterosi al vertice di Parigi: «Avanti con truppe e sanzioni alla Russia»

Avanti con gli aiuti militari in Ucrainano alla revoca delle sanzioni alla Russia, sì a negoziati veri di pace con l’impegno di Mosca. Questi i punti emersi dal vertice dei volenterosi a Parigi. Dopo i primi tre incontri convocati dal presidente francese Emmanuel Macron e da quello britannico Keir Starmer, questa volta nella capitale francese sono accorsi i leader di trenta paesi, più l’Ue e la Nato.

A Londra il 2 marzo erano presenti 16 Paesi, ma appunto era su invito del premier britannico. L’incontro di ieri era invece aperto a chiunque volesse aderirvi ed erano presenti i leader di 23 Stati Ue, compresa l’Italia, mentre erano assenti Ungheria e Slovacchia per le loro posizioni contrarie, Malta e Austria, perché storicamente neutrali. Rappresentate anche Norvegia, Islanda, Canada, Australia e ovviamente il Regno Unito, promotore assieme alla Francia della coalizione dei volenterosi.

Meloni dice no all’invio di militari italiani al fronte. Macron ha spiegato che non saranno sulla prima linea del fronte, quella spetta agli ucraini, ma che, se verranno attaccate dovranno rispondere. Su questa forza c’è il sostegno di molti stati membri, ma non c’è l’unanimità. Non è necessaria e chi vuole aderirvi lo farà. L’Italia, ha ribadito la presidente Giorgia Meloni, non ne farà parte, a meno che non ci sia un cappello Onu, che per ora non c’è

Intanto, il presidente francese non esclude una frattura tra Europa e Stati Uniti. Nel filo rosso tra Casa Bianca e Cremlino, l’Europa e i partner dalle idee simili stano costruendo un’alternativa parallela ma non in contrasto con i negoziati in corso. Macron ha sentito il presidente Donald Trump prima del vertice, condivide con lui le sue mosse, ma non esclude che l’Europa possa fare da sola se lo scenario dovesse vedere una frattura.

In Italia

Di tutt’altro avviso è la premier Meloni che sottolinea «l’importanza di continuare a lavorare con gli Stati Uniti per fermare il conflitto e raggiungere una pace che assicuri la sovranità e la sicurezza dell’Ucraina, auspicando il coinvolgimento di una delegazione americana al prossimo incontro di coordinamento». La leader italiana insiste sul fatto che garanzie di sicurezza solide e credibili «debbano trovare fondamento nel contesto euroatlantico, anche sulla base di un modello che in parte possa ricalcare quanto previsto dall’articolo 5 del Trattato di Washington».

Più pressioni su Mosca

Un consenso unanime sul fatto che non è il momento ora di allentare le sanzioni alla Russia, come richiede Mosca e come potrebbero volere anche gli Stati Uniti. Anzi, semmai la pressione sul Cremlino va aumentata. C’è poi la forza di supporto all’esercito ucraino che ora si chiamano «forze di rassicurazione». Nei prossimi giorni sarà inviata sul suolo ucraino una squadra franco-britannica anche per capire cosa serve agli ucraini, dove e quante unità dovranno essere dispiegate.

Certo per ora i negoziati su iniziativa Usa non stanno procedendo per il meglio, è il giudizio dei leader occidentali della coalizione dei volenterosi. Per Macron la Russia «sta fingendo», Starmer dice che «sta giocando». Mosca «negli ultimi giorni e nelle ultime settimane ha finto di aprire trattative per scoraggiare l’avversario e allo stesso tempo intensificare gli attacchi», rimarca l’inquilino dell’Eliseo, e questo è da evitare nei negoziati «veri», quelli a cui l’Europa spera di poter partecipare.

In aggiornamento

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Italia Politica

Pnrr, l’Italia ha speso più della metà dei fondi europei: prima nel continente, ma si avvicina la scadenza

Circa il 92% dei progetti del Pnrr italiano al 31 dicembre 2024 risultava attivato, in fase di attivazione o in chiusura, con una spesa attestata a 63,9 miliardi di euro, pari ad oltre il 52% delle risorse finora ricevute. Lo attesta la sesta relazione sullo stato di attuazione del piano, approvata oggi dalla Cabina di regia Pnrr di Palazzo Chigi. La prossima settimana il testo verrà trasmesso al Parlamento. Al contempo la Corte dei conti evidenzia che «il raggiungimento degli obiettivi qualitativi e quantitativi, stabiliti a livello nazionale e concordati a livello europeo, è in linea con le previsioni», mentre «permangono alcune criticità che richiedono attenzione costante e interventi mirati, soprattutto in vista della scadenza del piano fissata a giugno 2026».

Le reazioni

La relazione, rivendica la premier Giorgia Meloni, «conferma il primato europeo dell’Italia nella sua realizzazione, per numero di obiettivi conseguiti, per risorse complessive ricevute e per numero di richieste di pagamento formalizzate e incassate». Poi aggiunge: «Abbiamo ancora molto lavoro da fare, ma i risultati raggiunti finora ci rendono orgogliosi e ci spronano a fare sempre meglio».

Mentre il ministro per gli Affari Ue Tommaso Foti sottolinea: «L’Italia confermerà il primato europeo nell’avanzamento del Piano, con 140 miliardi di euro ricevuti, corrispondenti al 72% della dotazione complessiva e, in termini di performance, con 337 obiettivi conseguiti, pari al 52% degli obiettivi totali programmati». Poi annuncia che sono stati stanziati «oltre 1 miliardo e 300 milioni di euro per la riqualificazione delle case popolari, a beneficio delle famiglie vulnerabili e a basso reddito».

Di diverso avviso le opposizioni. «Il Pnrr è una straordinaria opportunità di futuro per l’Italia e fa male vedere come l’incompetenza del governo di Giorgia Meloni la stia sprecando, come conferma la relazione della Corte dei Conti – incalza la segretaria del Pd Elly Schlein – I ritardi e le maggiori criticità sono proprio in welfare, sanità pubblica, istruzione»

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Politica Taranto

Comunali a Taranto, prima uscita per Bitetti: il Pd spera ancora che il M5S ci ripensi

Ieri mattina la prima uscita pubblica da candidato sindaco per Piero Bitetti, ex presidente del consiglio comunale nel Melucci 2, sfiduciato e sostituito, seppur per un breve periodo, da Luigi Abbate prima delle dimissioni di gran parte dei consiglieri comunali che hanno fatto cadere consiglio e sindaco prima della scadenza naturale. Oggi Bitetti rappresenta il candidato sindaco di una larga parte del centrosinistra. Indicato dal Partito democratico e Con ha ora al suo fianco Alleanza Verdi Sinistra, Socialismo 21, Demos, Azione e Partito liberal democratico.

Con il Partito Socialista, c’è già stato un primo tavolo di confronto che però non ha sortito nulla. Per quanto riguarda il Movimento5Stelle e quella auspicata alleanza a campo largo Bitetti spera che non si tratti di una decisione definitiva, correre da soli con un proprio candidato sindaco. E il senatore Mario Turco, vice presidente pentastellato, però a riguardo non ha dubbi «non si può più tornare indietro perché la decisione è stata presa dall’assemblea che ha votato all’unanimità Annagrazia Angolano come candidato sindaco e dunque noi andremo avanti per la nostra strada».

Discontinuità col passato

Per quanto riguarda la precedente amministrazione ha ricordato «abbiamo voluto dare una spallata a quell’amministrazione guidata da Melucci e non la temiamo, siamo pronti a governare dal primo giorno utile. Non faremo sconti a nessuno. Siamo stati noi a mandare a casa Melucci mettendo da parte le poltrone per dare priorità alla città. Il nostro percorso amministrativo e politico rappresenterà un forte elemento di discontinuità rispetto a quello del passato che è ora di mettere da parte». Nell’ambito dell’incontro si è parlato del programma ma anche di quelli che vengono definiti melucciani «tutti possiamo sbagliare e cambiare idea non per questo mi sento di crocifiggere nessuno». Infine l’invito ad andare a votare.

Filippetti: punti in comune

Ma il Pd spera nel campo largo e nell’alleanza del M5S, infatti nello stesso giorno dell’uscita pubblica di Bitetti, Anna Filippelli, segretario provinciale del Pd è pronta al confronto: «Leggendo il loro programma ci sono molti punti che ci vedono in sintonia» ha dichiarato. E poi continua: «Sui no che il Movimento pone (dissalatore, rigassificatore, parco eolico) noi rispondiamo con una visione riformista e attenta alla sostenibilità» e conclude: «se davvero oggi il centro del dibattito sono i contenuti, siamo i primi a volerli discutere. Siamo convinti che l’unità del centrosinistra sia, a tutti i livelli, irrinunciabile. Siamo testardamente unitari ovunque, anche a Taranto».
Gabriella Casabona

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Politica Taranto

Comunali a Taranto, la candidata sindaco creata con l’IA lancia una campagna di ascolto

Per Taranto. E tu?“. Si chiama così la campagna di ascolto digitale lanciata da Anna Luce D’Amico, la candidata sindaco di Taranto creata con l’intelligenza artificiale.

La campagna è stata lanciata sui canali social creati a supporto di D’Amico e, attraverso un form digitale, invita i cittadini a rispondere a una serie di domande su temi centrali per il futuro della città.

Cinque i settori individuati: ambiente e salute, lavoro ed economia, cultura e turismo, qualità della vita, partecipazione e trasparenza.

«Non abbiamo creato Anna Luce D’Amico per sostituire le persone ma per fare spazio a un modo nuovo di pensare la politica. Un modo più razionale, trasparente, basato su dati e ascolto reale», spiegano Pierluca Tagariello e Andrea Santoro, i due esperti di comunicazione che hanno ideato il progetto.

La campagna di ascolto, aggiungono, «sarà il cuore del metodo con cui stiamo costruendo il programma: domande da porre ai cittadini e non promesse e soluzioni pre confezionate. Taranto ha già avuto, in passato, piani calati dall’alto. Noi vogliamo partire dal basso, da chi ogni giorno vive i problemi e ha sogni, speranze e idee preziose. L’intelligenza artificiale, da sola, non basta. Serve l’intelligenza collettiva, di una città».

La campagna sarà attiva fino al 10 aprile. Al termine, i dati raccolti saranno analizzati, sintetizzati, sviluppati «in proposte concrete – concludono i promotori – e realizzabili per la città, diffuse pubblicamente sui canali social ufficiali della candidata e sul sito web, diventando la base del programma elettorale definitivo».

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Italia Politica

Parigi, al via il summit dei “Volenterosi”: in sostegno dell’Ucraina 30 Paesi

È in corso a Parigi il summit con leader dei Paesi ‘volonterosi’, disposti ad aiutare l’Ucraina in conflitto con la Russia. Sul tavolo, a cui stanno partecipando 31 delegazioni, sono quattro i nodi da sciogliere: il cessate il fuoco, gli aiuti immediati e a lungo termine all’esercito ucraino, e la forza di rassicurazione che la Francia vuole istituire con i britannici e con il contributo di molti Paesi europei.

Chiara la posizione dell’Italia. In Ucraina non è prevista alcuna partecipazione nazionale a un’eventuale forza militare sul terreno. Ieri mattina la premier Giorgia Meloni ha fatto il punto con i due vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, oltre che con il ministro della Difesa Guido Crosetto.

«Kiev – spiega Tajani – ha già accettato le intese. Ora tocca a Mosca darvi attuazione e dimostrare di voler portare avanti il percorso verso la tregua. È la Russia che deve decidere se vuole la pace oppure no. Una pace che deve essere giusta e duratura, basata sui principi chiave che abbiamo ribadito, da ultimo, alla riunione dei Ministri degli Esteri del G7 in Canada delle scorse settimane».

«L’Italia continua ad essere in prima linea nel sostegno al processo di ricostruzione dell’Ucraina, che è un prerequisito per una pace solida e duratura. Questo sarà l’obiettivo della Conferenza sulla ricostruzione che ospiteremo a Roma a luglio. Stiamo lavorando per rendere la Conferenza un trampolino di lancio per la pace. Aiuteremo l’Ucraina a ‘ricostruire meglio’, contribuendo al suo programma di riforme e al suo percorso di adesione all’Unione europea», ha dichiarato Tajani.

Il summit iniziato questa mattina dopo l’arrivo di tutti i leader si conclude all’una di pomeriggio, con una conferenza stampa del presidente francese Macron. Sono 31 i Paesi, tra cui i membri dell’Unione europea e anche della Nato, come Regno Unito, Canada, Norvegia e Turchia. Il vertice, nato sulla spinta del presidente francese, Emmanuel Macron, e del premier britannico, Keir Stamer, ha come obiettivo principale quello di definire le garanzie di sicurezza che i Paesi in questione sono disposti ad offrire, da qui il nome «volenterosi».

In aggiornamento.

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Attualità Italia Politica

Governo Meloni, il quinto più longevo della storia. La premier: «Maggioranza ancora coesa»

«Conserviamo il consenso dei cittadini italiani. La riforma del premierato procede in Parlamento». La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha pubblicato un video sui suoi canali social nel giorno in cui il governo da lei guidato è divenuto il quinto più longevo dell’Italia Repubblicana parlando di ‘traguardo significativo’.

«Esattamente oggi il nostro governo entra nella lista dei primi cinque governi più duraturi della storia della Repubblica Italiana. In 79 anni di storia repubblicana, pensate, l’Italia ha avuto ben 68 governi. Noi oggi siamo al quinto posto per durata. Significa in pratica che abbiamo risalito 63 posizioni in circa 127 settimane di governo. È un risultato che voglio condividere con voi innanzitutto per ringraziare i tanti cittadini che continuano a sostenerci e che ci danno la forza per andare avanti con determinazione». Così la presidente.

Il consenso della maggioranza

«Dopo due anni e mezzo – continua la presidente- abbiamo ancora il consenso della maggioranza dei cittadini cosa non scontata e la maggioranza è ancora coesa fosse ancora meno scontata. La sala nella quale mi trovo qui a Palazzo Chigi, e che vi ho già mostrato in passato, è la sala che raccoglie le immagini di tutti i presidenti del Consiglio d’Italia. Alcuni di quelli che vedete qui dietro di me sono quelli che hanno avuto l’onore di guidare questa nazione durante l’Italia repubblicana. Pochissimi di questi uomini sono rimasti al governo per oltre due anni. Nessuno di loro è arrivato alla fine della legislatura con lo stesso governo. Significa che in Italia i governi si sono succeduti senza, nella maggior parte dei casi, avere il tempo di portare avanti una qualsiasi strategia definita o concreta. E l’Italia lo ha pagato, perché la stabilità è fondamentale per dare alla nazione una visione, un’autorevolezza, una centralità internazionale, una politica che costruisca per il futuro invece che limitarsi ad accaparrare con senso facile nel presente» aggiunge Meloni.

«Noi andremo avanti con serietà e determinazione perché è quello che gli italiani ci chiedono ma è soprattutto quello che gli italiani meritano. E grazie a tutti per la vostra fiducia e per il supporto»

Riforma premierato fondamentale per l’Italia

«La riforma del premierato, che intanto procede in Parlamento, è una riforma che io considero fondamentale per l’Italia perché fa due cose essenziali: restituisce ai cittadini il pieno potere di scegliere da chi vogliono essere governati e garantisce che chi viene scelto abbia il tempo necessario per realizzare il mandato che ha ricevuto. Così sarà possibile e dare continuità alle strategie di lungo periodo e costruire un’Italia più forte, più autorevole, più competitiva», spiega Meloni.

«Non è una riforma che stiamo facendo per questo governo – sottolinea la presidente del Consiglio -. È una riforma che stiamo facendo per i governi che verranno. Perché un’Italia più solida ha bisogno di di istituzioni stabili e di governi che possano lavorare con il tempo e la forza necessari a dare risposte concrete alla nazione», conclude.

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Politica Taranto

Comunali a Taranto, almeno 5 i candidati sindaco: il centrodestra è ancora senza nome

Si va verso una corsa ad almeno cinque candidati sindaco per le amministrative di fine maggio a Taranto, con la quasi certezza che sarà necessario un secondo turno elettorale. A due mesi dal voto è certo che li campo largo di centrosinistra si presenterà scisso. Le forze progressiste sostengono la candidatura di Piero Bitetti (Con), già presidente del Consiglio, poi sfiduciato dalla maggioranza dell’ex sindaco Rinaldo Melucci nella passata consiliatura.

Proprio oggi Bitetti presenterà ufficialmente il suo programma elettorale in un parco cittadino. Non sarà della squadra il Movimento cinque stelle, che ha scelto la corsa solitaria con la giornalista Annagrazia Angolano, storica attivista e già candidata in passato alla Camera per i pentastellati. Sembra ormai certo che anche sul fronte opposto non sarà unitario il candidato sindaco. Ieri sera in città nuova riunione delle forze civiche che non intendono rinunciare alla candidatura dell’avvocato penalista Francesco Tacente, attuale presidente del Consorzio Trasporto pubblico della Provincia, sostenuto anche dalla Lega, che alle amministrative di fine maggio si presenterà col simbolo “Prima Taranto”. E se oggi, come pare ormai certo, le forze civiche “romperanno” il tavolo e annunceranno la corsa alla poltrona più alta di palazzo di Città con Tacente, resta ancora da capire chi sarà il candidato delle forze tradizionali di centrodestra, Fratelli d’Italia e Forza Italia.

Il nodo romano

Dopo che i vertici locali dei principali partiti di centrodestra hanno issato bandiera bianca, da settimane ormai anche il tavolo nazionale non riesce a trovare la quadra per offrire un candidato unitario agli elettori di una delle più importanti città del Sud, snodo fondamentale di vertenze di impatto nazionale, dall’ex Ilva, al porto e di progetti senza precedenti, come i Giochi del Mediterraneo 2026 ed i fondi del Just Transition fund (pioveranno sulla città circa 750 milioni di euro). Ieri era in programma una nuova riunione e non è escluso che, visti anche i tempi ormai ristretti, i partiti tradizionali decidano di virare su Tacente, nonostante il nome non sia gradito alla base militante, in particolare in FdI, per la “vicinanza” con esponenti politici impegnati fino a poco tempo prima con la precedente amministrazione targata Melucci.

Il partito di Meloni, che sulla base al peso politico potrebbe pretendere di mettere la bandierina su Taranto, ha proposto il nome di Luca Lazzàro, presidente di Confagricoltura. L’altro ieri era stato il presidente di Forza Italia, Antonio Tajani, a fare una fuga in avanti riproponendo il nome del consigliere regionale Massimiliano Di Cuia, ritenuto «proposta vincente per il rilancio della città» ed invitando gli alleati all’unità insieme al senatore Maurizio Gasparri.

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Politica Taranto

Fondazione per lo sport e Giochi del Mediterraneo a Taranto: scontro tra Perrini e Turco

Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione, Renato Perrini, va giù duro sull’ultimo intervento critico del senatore pentastellato Mario Turco, che ha sollevato dubbi sulla fondazione per lo sport proposta dal commissario per i Giochi Massimo Ferrarese.

La polemica

Secondo Perrini, Turco fa strategia da campagna elettorale e «lancia frasi ad effetto sulla salute dei tarantini per prendere qualche voto. Così si avvelenano i pozzi per strappare facile consenso strizzando l’occhio all’ambientalismo», accusa Perrini.

La proposta di Ferrarese

Il commissario per i Giochi, per salvare le squadre di calcio e basket in crisi profonda, addirittura a rischio di mancata iscrizione ai prossimi campionati, ha chiamato a raccolta imprese private e ha già messo da parte mezzo milione di euro. Proposta contro la quale, temendo sponsorizzazioni dalla grande industria, Turco ha alzato le barricate.

«Nessuno qui pensa di barattare salute e ambiente con lo sport. È una vergognosa provocazione», tuona Perrini. «Turco e il M5s non faccia campagna elettorale sui Giochi del Mediterraneo e sulla fondazione per lo sport. Su quest’ultima può fare tutti gli accertamenti che vuole, ma senza fare populismo, ma soprattutto senza mettere a rischio un’iniziativa privata che davvero può mettere in campo risorse per non far scomparire lo sport ad alti livelli».

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Brindisi Politica

Brindisi, respinta la mozione di sfiducia al sindaco: Marchionna va avanti

Come abbondantemente prevedibile, la mozione di sfiducia al sindaco di Brindisi, Giuseppe Marchionna, viene bocciata con 21 voti contrari e 12 favorevoli. Tra i contrari, anche Quarta, che aveva apposto la tredicesima firma al documento protocollato dall’opposizione.

Una “ritrovata unità”

Il “truth day” non ha, dunque, portato al “coup de theatre” e l’amministrazione Marchionna resta al suo posto, essendo stata respinta all’unanimità dalla maggioranza la mozione di sfiducia presentata dalla minoranza (per far cadere la giunta ci vogliono 17 firme, ndr). Secondo l’opposizione, l’attuale governo cittadino è caratterizzato da una forte instabilità politica, oltre a non aver raggiunto gli obiettivi prefissati in campagna elettorale e Fusco chiede le dimissioni. «Sono ovviamente molto soddisfatto – spiega Marchionna – della ritrovata unità della maggioranza che, per la verità, non era mai stata messa in discussione, al di là delle normali fasi di confronto interno che a volte possono determinare qualche evento che, gettato sulla stampa, provoca scompiglio. Capisco che si possa pensare che non ci siano risultati, ma siamo impegnati in un’operazione che definisco di sviluppo attraverso cultura ed industria innovative. Questi due elementi non possono essere concretizzati nel giro di qualche mese». Marchionna, però, ammonisce Quarta (precedentemente lo aveva ammonito Sicilia, ndr): «Far parte di una maggioranza – afferma il sindaco – comporta l’obbligo di rispettare alcune regole, che sono fondamentali, senza le quali non c’è una convivenza civile, ma una sorta di caos. Mi sembra, da quello che è l’esito della votazione e dell’espressione di voto di Quarta, che ciò sia stato recepito. Credo che una azione politica orientata ad una visibilità effimera, invece che ad una costruzione di contenuti più strutturati, può forse portare a qualche eccesso. Se riusciremo a limitare questo tipo di esposizioni, sarà un bene tutti».

Il rebus Giunta

Rossi chiede lumi su eventuali accordi per una nuova giunta: «L’esecutivo non ha una data di scadenza – precisa il primo cittadino – naturalmente, non escludendo, come è normale in una dinamica politica, che possano svolgersi evoluzioni che al momento non sono visibili. In politica tutto è possibile e tutto è precario». L’ex sindaco è, però, scettico: «Le beghe interne secondo me sono solo sospese per una tregua, ma covano sotto la cenere». Quarta, invece, ribadisce l’appoggio a Marchionna: «Non c’è mai stata la volontà di staccare la spina a questa amministrazione – specifica Quarta – la tredicesima firma serviva a mettere fine a tutte le situazioni di pressione per il rientro in giunta di chi era stato messo alla porta, che secondo me imbarazzavano il sindaco e lo indebolivano sempre di più. Il mio obiettivo era sapere che la giunta non verrà cambiata. E’ così e questo vuol dire sicurezza e continuità amministrativa».

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Politica Puglia

Legge elettorale in Puglia, via libera alla doppia preferenza di genere: ok alla modifica

Via libera, dalla commissione Riforme istituzionali del Consiglio regionale della Puglia, alla proposta di legge di modifica della legge elettorale regionale che introduce la doppia preferenza di genere al momento del voto.

La commissione presieduta da Joseph Splendido ha approvato all’unanimità la proposta di cui è prima firmataria la consigliera Lucia Parchitelli e sottoscritta da Paolo Campo, Debora Ciliento, Grazia Di Bari, Rosa Barone, Anita Maurodinoia, Tonia Spina e Loredana Capone.

In particolare le modifiche contenute nel testo approvato riguardano l’articolo 7 della legge regionale n. 2 del 9 febbraio 2005, recependo integralmente i contenuti relativi alla doppia preferenza di genere, già introdotti con l’intervento sostitutivo statale nel 2020.

Tra le modifiche viene stabilito che “ciascun elettore può esprimere, inoltre, uno o due voti di preferenza per candidati della lista da lui votata, scrivendone il cognome, oppure il nome e cognome, sulle apposite righe poste a fianco del contrassegno. Qualora esprima due preferenze, queste non possono riferirsi a candidati dello stesso sesso, pena l’annullamento della seconda preferenza”. Inoltre con la modifica del comma 13 dell’articolo 8 della legge regionale elettorale vigente, è stato previsto che, “all’interno delle liste presentate per l’elezione al Consiglio regionale, i componenti dello stesso sesso non siano rappresentati per più del 60% del totale, pena l’inammissibilità della lista stessa”.

«Ora ci aspetta il passo più importante, ovvero la definitiva approvazione» in Consiglio regionale, afferma la vicepresidente del Pd Puglia, Lucia Parchitelli.

Quella approvata in commissione, aggiunge la prima firmataria della proposta, «è una legge importante perché incide anche sulla composizione delle liste, nessun sesso infatti potrà essere presente oltre il 60%, pena l’inammissibilità della lista stessa e non la semplice sanzione come attualmente in essere».

Parchitelli spiega poi che «i gruppi politici di maggioranza e minoranza in Consiglio stanno lavorando anche ad altre modifiche della legge elettorale, in via prioritaria la revisione della norma sulla candidatura dei sindaci, ma in commissione abbiamo condiviso che la legge sulla “doppia preferenza di genere” deve seguire il suo percorso in maniera autonoma, per evitare quanto accaduto nella scorsa legislatura quando aprendo agli emendamenti, ne sono subentrati diversi che hanno affossato la proposta. Questa volta, invece, convinti e decisi, e con grande maturità politica da parte di tutti, sono certa – conclude Parchitelli – che la norma diventerà presto “Legge della Puglia”».

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