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Uva da tavola pugliese: eccellenza produttiva, ma i prezzi non ripagano i costi

Sul fronte commerciale pesa la pressione delle produzioni egiziane, che hanno saturato i canali distributivi europei

Uva da tavola pugliese: eccellenza produttiva, ma i prezzi non ripagano i costi

La campagna dell’uva da tavola entra nel vivo in Puglia, confermando la leadership nazionale della regione con oltre 23.000 ettari coltivati. Tuttavia, la filiera deve fare i conti con quotazioni all’origine insoddisfacenti, schiacciate dalla spietata concorrenza estera sui mercati europei e dall’aumento dei costi di gestione.

Come rileva Confagricoltura Puglia, le varietà precoci si presentano di ottima qualità, nonostante le calde ondate di calore tra maggio e luglio abbiano causato una flessione delle rese del 10%. Sul fronte commerciale pesa la pressione delle produzioni egiziane, che hanno saturato i canali distributivi europei, e la rivalità con le aree spagnole di Alicante e Murcia sulle uve seedless (senza semi), tipologia che oggi copre il 70% della superficie pugliese. Il restante 30-35% resta legato ai prodotti tradizionali con semi (Italia, Vittoria, Regina), ancora richiesti in Francia e Svizzera ma in calo in Germania e Regno Unito.

A complicare il quadro vi sono i rincari di energia, materiali e fitosanitari, l’uso intensivo di risorse idriche d’emergenza e la carenza di manodopera specializzata. In questo contesto, Confagricoltura giudica positivo il rinnovo del credito d’imposta per la liquidità aziendale.

Con l’arrivo della piena stagione dopo Ferragosto, il Presidente regionale Antonello Bruno e il responsabile ortofrutta Massimiliano Del Core prevedono una crescita dei consumi e un parziale riequilibrio dei volumi. Tuttavia, per garantire un vero recupero dei prezzi e tutelare la redditività delle imprese, la chiave resta fare sistema, promuovere l’origine e coordinare la commercializzazione.