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È il giorno dei dazi negli Usa: in Puglia tremano aziende e lavoratori

L’annuncio ufficiale arriverà stasera alle 22 ora italiana. Nel frattempo, però, i dazi ipotizzati dal presidente statunitense Donald Trump già spaventano il mondo politico e quello economico. Anche in Puglia dove, secondo Coldiretti e Flai Cgil, i balzelli applicati dalla Casa Bianca ridurranno sensibilmente le esportazioni e metteranno a rischio migliaia di posti di lavoro.…

L’annuncio ufficiale arriverà stasera alle 22 ora italiana. Nel frattempo, però, i dazi ipotizzati dal presidente statunitense Donald Trump già spaventano il mondo politico e quello economico. Anche in Puglia dove, secondo Coldiretti e Flai Cgil, i balzelli applicati dalla Casa Bianca ridurranno sensibilmente le esportazioni e metteranno a rischio migliaia di posti di lavoro.

E lo stesso vale per la Basilicata dove è attivo uno stabilimento, come quello di Stellantis a Melfi, che potrebbe risentire dei dazi applicati sulle automobili e sull’alluminio prodotti in Europa.

L’attesa

Trump ha battezzato la giornata di oggi “D-Day”, come quella in cui, nel 1944, le forze alleate invasero l’Europa per liberarla dal nazifascismo. E, in effetti, attraverso i dazi gli Stati Uniti si preparano a dichiarare una “guerra economica” al Vecchio Continente. Di certo non c’è ancora nulla, se non che i balzelli sulle merci europee saranno immediatamente efficaci e, dopo le automobili e l’alluminio, riguarderanno i prodotti agroalimentari e farmaceutici.

I timori della politica

Sono comprensibili, dunque, i timori espressi da politici, sindacati e produttori. Il presidente lucano Vito Bardi è chiaro: «I dazi rischiano di danneggiare filiere strategiche per il nostro territorio senza produrre benefici per nessuno». E il friulano Massimiliano Fedriga, leader della Conferenza delle Regioni, sollecita l’apertura di una trattativa con la Casa Bianca per evitare l’applicazione di misure che «non faranno bene all’Europa né agli Stati Uniti».

Sindacati e produttori

Altrettanto preoccupata la Flai Cgil che teme il calo dell’export, la flessione dell’economia e la scomparsa di migliaia di posti di lavoro in Puglia. D’altra parte, negli ultimi anni le esportazioni di prodotti agroalimentari sono aumentate del 16% con un boom nel settore olivicolo, protagonista di un balzo addirittura di 60 punti. «Questi numeri – spiega Antonio Ligorio, segretario generale della Flai Cgil pugliese – sono il frutto del duro lavoro quotidiano di migliaia di persone che con impegno e passione portano nel mondo l’eccellenza del nostro territorio.

Per molti lavoratori, già in difficoltà a causa della precarietà e della frammentazione del lavoro, una contrazione delle esportazioni potrebbe tradursi nella devastante perdita del posto di lavoro o in una riduzione drammatica delle ore di lavoro». Sul fronte dei produttori, Coldiretti è già in campo: «Se i dazi dovessero interessare l’intero agroalimentare, compresi pasta e ortaggi conservati, il costo a carico dell’agroalimentare sarebbe consistente – avverte il presidente Alfonso Cavallo – soprattutto se si pensa che l’export del vino pugliese negli Stati Uniti rappresenta il 7% delle vendite all’estero e che l’olio extravergine, negli ultimi anni, è riuscito a penetrare i mercati americani».

Altra conseguenza dell’introduzione dei dazi potrebbe essere l’espansione del mercato del falso che per la Puglia sarebbe un’ulteriore mazzata, visto che tra i prodotti alimentari più “taroccati” sul web e nei Paesi europei spiccano l’olio di Bari e dintorni e il Primitivo di Manduria.

I numeri

A confermare i timori di politica, sindacati e produttori sono i dati dell’interscambio commerciale tra Puglia e Stati Uniti. Il comparto dei prodotti di colture permanenti, che include olio d’oliva e vino vive una fase delicata. Nel 2021 le esportazioni di questo settore ammontavano a circa 881.131 euro, cresciute nel 2022 fino a 1.665.747 euro, per poi crollare nel 2023 a soli 443.222 euro. Un calo superiore al 73%, che mette in luce le difficoltà degli operatori del settore.

Situazione simile per i prodotti di colture agricole non permanenti, che hanno visto le esportazioni ridursi da 516.771 euro nel 2022 a 292.757 euro nel 2023. Il trend negativo che potrebbe aggravarsi ulteriormente con l’inasprimento delle politiche doganali. L’imposizione di un dazio del 25% sulle esportazioni agroalimentari negli Stati Uniti, numeri alla mano, si tradurrebbe in una perdita per le imprese pugliesi di circa 31,8 milioni di euro. Oltre a un aumento dei prezzi per i consumatori americani fino a due miliardi di euro, con un conseguente calo delle vendite.

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