Tanti i temi toccati da Pierpaolo Bombardieri nel suo intervento al congresso regionale della Uil. Iniziando proprio dalla sanità. «Dal governo nazionale finanziamenti inadeguati alla sanità» afferma Bombardieri che però non tollera che a pagare «sia i cittadini». Non si può giustificare «il fatto che i lavoratori dipendenti e i pensionati paghino in ogni regione quasi 1000 euro di aliquote Irpef fra quelle regionali e comunali». Dalla sanità all’acciaio. Da Bari il segretario nazionale della Uil ribadisce la sua convinzione che lo stabilimento dell’ex Ilva, pur nella consapevolezza «che l’acciaio serva al paese», «sia sostanzialmente chiuso», ma occorre dare risposte sia ai lavoratori, «in cassa integrazione da tempo» e sia procedere a una sorta di «pacificazione del territorio».
Per Bombardieri resta da sciogliere un nodo legato proprio alla fruizione produttiva del siderurgico: «Quel sito produttivo può essere utilizzato per altre cose?» e chiude la prima parte del suo ragionamento con un’amara constatazione: «L’acciaio serve, ma mi pare che nessuno ci voglia mettere le mani».
Le prospettive
Per il segretario della Uil è importante definire i margini dell’intervento per il rilancio dello stabilimento tarantino. «Sento anche che industriali italiani dicono che vogliono intervenire, ma con i soldi dello Stato, così siamo bravi tutti». Per questo è arrivato il momento di guardare in faccia la realtà, per quanto difficile essa sia. «Serve affrontare con risoluzione e molta verità il fatto che l’Ilva non riesce a ripartire e ci sono molte situazioni legate alle scelte che gli enti locali fanno», afferma Bombardieri.
Gli interrogativi
«Taranto che cos’è in grado di tollerare ancora ? 4-5 anni di interventi e di funzionamento dei forni a carbone? E quando si parla di decarbonizzazione, la decarbonizzazione verso i forni elettrici porterà cinquemila esuberi. Chi li gestisce? Sappiamo che sono domande scomode, ma dalle quali non ci possiamo sottrarre». In pratica, il segretario nazionale della Uil invita tutti a fare un bagno nella realtà dei fatti e a dare risposte concrete ai lavoratori e al territorio che da anni attendo una soluzione definitiva e non interventi tampone. «Noi siamo abituati a guardare le cose come stanno e a parlare con la verità. Quindi speriamo che su questa vertenza ci sia la capacità di affrontarla guardando in faccia la realtà e soprattutto tentando una pacificazione col territorio, che mi sembra anche una cosa importante», conclude Bombardieri.
Mobile imbottito
E se sull’ex Ilva il futuro pare compromesso, sulla crisi del Gruppo Natuzzi, Bombardieri invita il Governo a rivedere la trattativa. «C’era stata un’ipotesi di lavoro sulla quale tutti avevamo concordato e cioè un aumento della cassa integrazione ma con il mantenimento degli stabilimenti e dei livelli produttivi qui in Italia. Mi pare che le ultime dichiarazioni dell’azienda dicono, invece, che c’è una nuova volontà di chiudere degli stabilimenti. Quindi richiamiamo il Ministero al rispetto degli impegni assunti e poi speriamo che anche dal punto di vista delle autonomie locali, le regioni e territori, spingano insieme a noi perché questa ipotesi vada a saltare», afferma Bombardieri che parla anche di un tema caldo anche in Puglia: il caporalato.
Lo sfruttamento
«Penso che soprattutto nel Mezzogiorno molti territori siano ancora controllati dalla mafia» afferma Bombardieri in riferimento ai recenti fatti di Amendolara. «Bisogna aumentare le ispezioni» ma poi avanza una proposta: «Ci sono strumenti che sono in grado di controllare in quei periodi, in quei territori, i lavoratori che vanno lì a lavorare, anche utilizzando eventualmente l’intelligenza artificiale. Siamo in grado di dire che chi utilizza il caporalato, aldilà delle procedure e delle ricadute per una legge che noi abbiamo fortemente voluto, sia considerato non più un imprenditore agricolo? Possiamo pubblicizzare anche per i consumatori gli elenchi e i nomi di chi viene condannato per caporalato?». Gli interrogativi baresi attendono risposte romane.
