La Puglia entra nella rete dei grandi centri oncologici del Mezzogiorno per rafforzare diagnosi e cure del tumore al seno e contrastare la migrazione sanitaria.
Un obiettivo reso possibile grazie al progetto «Beacon» (Breast cancer enhanced assessment and care with outcome-driven navigation) e punta a mettere in connessione competenze cliniche, ricerca e tecnologie digitali. Il progetto sarà presentato lunedì prossimo nell’auditorium dell’«Irccs Centro di Riferimento Oncologico» della Basilicata (Crob) di Rionero in Vulture, in provincia di Potenza. L’iniziativa nasce nell’ambito dell’«Alleanza Mediterranea Oncologia in Rete» (A.M.O.Re.), che collega tre Irccs oncologici del Mezzogiorno.
Oltre al centro lucano partecipano, infatti, l’Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari e l’Istituto nazionale tumori Fondazione Pascale di Napoli.
Alla presentazione del progetto saranno presenti i direttori generali dei tre istituti coinvolti: Massimo De Fino per l’Irccs Crob, Alessandro Delle Donne per l’Istituto Tumori di Bari e Maurizio Di Mauro per l’istituto napoletano Pascale.
L’idea alla base è quella di costruire un sistema integrato per la gestione del carcinoma mammario, attraverso la condivisione dei dati clinici, il confronto multidisciplinare tra specialisti e l’utilizzo di strumenti digitali. In questo modo le pazienti potranno essere seguite lungo tutto il percorso di cura, dalla diagnosi al trattamento fino al follow-up, con protocolli condivisi e standard assistenziali elevati. Il progetto si inserisce in un contesto segnato da una criticità storica della sanità meridionale: la migrazione sanitaria.
Ogni anno migliaia di pazienti del Sud si spostano verso altre regioni per ricevere cure specialistiche, soprattutto in ambito oncologico, con un impatto rilevante sia sul piano sociale sia su quello economico. Proprio la Puglia continua a fare i conti con questo fenomeno. Secondo l’ultimo rapporto della «Fondazione Gimbe» sulla mobilità sanitaria interregionale, nel 2023 la regione ha registrato un saldo negativo di 253,2 milioni di euro, determinato dalla differenza tra quanto incassato per curare pazienti provenienti da altre regioni e quanto invece pagato per i pugliesi che scelgono di farsi curare fuori regione. Numeri che fotografano un sistema segnato da forti squilibri territoriali e che rendono, dunque, ancora più strategiche iniziative di cooperazione tra centri di eccellenza del Mezzogiorno. La sfida, insomma, non è soltanto clinica ma anche territoriale.









