Una lettera lucida, composta, ma attraversata da una forza che nasce dall’esperienza diretta. È quella inviata al presidente della Regione Puglia da Francesca Rampino, 49 anni, donna, mamma e professionista di Brindisi, che ha deciso di trasformare una vicenda personale dolorosa in una richiesta pubblica di responsabilità istituzionale. Non un appello emotivo, ma una domanda semplice e radicale: perché una legge regionale che tutela la salute delle donne non è ancora pienamente applicata?
La storia
Tutto inizia a fine ottobre, con una visita senologica ed ecomammaria effettuata privatamente, perché – come spesso accade – nelle agende della sanità convenzionata non c’era posto. Da lì, una diagnosi che cambia la vita: tumore maligno al seno. Nei giorni successivi, però, emerge anche il volto migliore del sistema sanitario pubblico. L’ingresso nelle agende della Senologia dell’ospedale Perrino, la rapidità degli accertamenti, l’intervento chirurgico eseguito l’11 dicembre 2025. Un ringraziamento esplicito ai professionisti che, quando messi nelle condizioni di operare, dimostrano competenza e umanità.
La legge
Ma la lettera non è il racconto di una sofferenza individuale. È una riflessione più ampia sul valore della prevenzione e della diagnosi precoce, che possono davvero fare la differenza tra la vita e la morte. Ed è qui che la testimonianza si fa denuncia civile. In Puglia, dal 2022, esiste una legge regionale – la numero 1 del 2 febbraio – che prevede il potenziamento dello screening mammografico per le donne tra i 45 e i 74 anni. Una fascia più ampia rispetto a quella attualmente coperta dai programmi di screening, che continuano però a coinvolgere soltanto le donne tra i 50 e i 69 anni.
Una distanza evidente tra la norma e la realtà. «Perché una legge che tutela la salute e la vita delle donne non è ancora diventata pienamente operativa?», chiede Rampino. Una domanda che non riguarda solo lei, ma migliaia di pugliesi che rischiano di arrivare tardi a una diagnosi per mancanza di accesso, risorse o organizzazione.
Le richieste
La richiesta è chiara: potenziare strumenti, personale e programmazione affinché quanto previsto dalla legge venga finalmente applicato. Non un privilegio, ma un diritto. Non una spesa, ma un investimento. «La prevenzione non è un costo, ma una scelta di civiltà», scrive la dottoressa, affidando alla politica il compito di ascoltare le storie vere e trasformarle in azione concreta.
Una lettera che interpella le istituzioni e, insieme, l’intera comunità. Perché dietro ogni statistica ci sono volti, famiglie, vite sospese. E perché una legge che resta sulla carta, quando si parla di salute, pesa come un’occasione mancata.