Gli imprenditori si sentono traditi dal Governo. Il ridimensionamento della decontribuzione energetica, di fatto sancito da Palazzo Chigi, ha messo una ipoteca sui futuri programmi di sviluppo già avviati. Quella che doveva essere la scossa per l’industria verso il paradigma 5.0 rischia di trasformarsi, in Puglia, in un corto circuito. Tra aliquote ridotte, procedure burocratiche complesse e il parziale declassamento del fotovoltaico, il piano di incentivi per la transizione digitale ed energetica sta cambiando volto.
Un cambiamento che preoccupa la Puglia che ha fatto delle rinnovabili e del manifatturiero avanzato i propri pilastri di crescita. Ad aprire il dibattito è la linea di estrema prudenza fiscale dettata dal ministero dell’Economia. Il ministro Giorgetti ha tracciato il solco che ha messo in soffitta «la stagione dei bonus edilizi e industriali indiscriminati» puntando alla sostenibilità dei conti pubblici e a un uso centellinato delle risorse a favore «della reale innovazione e risparmio energetico certificato».
Il bivio
In questo scenario, il tessuto produttivo pugliese si interroga sulla sostenibilità dei propri piani industriali. Sergio Fontana, ex presidente di Confindustria Puglia, osserva da tempo come la regione sia stretta tra due fuochi: da un lato il costo dell’energia che resta superiore ai competitor europei, dall’altro un sostegno pubblico che si fa più timido. Secondo Fontana, la competitività non si costruisce con interventi spot, ma con condizioni strutturali favorevoli e politiche industriali stabili che permettano alle imprese di programmare su orizzonti decennali. Sulla stessa lunghezza d’onda, ma con un focus specifico sul territorio e sulla filiera delle costruzioni, interviene Ivano Chierici, presidente di Ance Foggia. Il grido d’allarme dei costruttori è netto: «La riduzione dei bonus avrà ricadute preoccupanti sull’edilizia, rallentando la riqualificazione urbana in genere. È un paradosso: chiediamo alle città di diventare smart e green, ma poi tagliamo le gambe a chi deve realizzare questi interventi» Per Chierici: «Con l’esclusione del fotovoltaico dal perimetro principale degli incentivi, si andrà incontro a un rallentamento del nuovo sistema energetico, proprio nel momento in cui l’autoproduzione è l’unica difesa contro i rincari».
I big dell’innovazione
Il tema della stabilità delle regole è il filo rosso che unisce le diverse anime dell’industria regionale. Domenico Favuzzi, presidente e Ad di Exprivia, ha evidenziato in più occasioni come l’innovazione richieda una visione di lungo periodo: se gli strumenti di agevolazione cambiano durante l’esecuzione dei progetti, il rischio è che le aziende scelgano la via della prudenza, congelando gli investimenti in digitalizzazione. Allo stesso modo, Vito Pertosa, fondatore di Angel Holding, ha spesso richiamato l’attenzione sul valore strategico degli investimenti industriali che, per avere successo, necessitano di un quadro normativo prevedibile. Quando la convenienza economica di un macchinario 4.0 viene intaccata dalla riduzione delle aliquote del credito d’imposta, l’intero piano di ammodernamento tecnologico del manifatturiero rischia di perdere slancio.
Il conto termico
Tuttavia, non tutto è fermo. Mentre la Transizione 5.0 stringe le maglie, le imprese guardano con ottimismo alla data del 13 aprile, data di riapertura del Conto Termico gestito dal Gse (Gestore Servizi Energetici). Si tratta di un meccanismo «a sportello» che mette sul piatto un finanziamento rilevante: 900 milioni di euro annui. A differenza dei crediti d’imposta che richiedono tempi lunghi di compensazione, il Conto Termico è un incentivo diretto che sostiene interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili (come pompe di calore e caldaie a biomassa). Per le Pmi pugliesi, colpite dal ridimensionamento dei bonus tradizionali, questa potrebbe essere la chiave per non fermare i cantieri dell’efficientamento.
Il contesto regionale
La Puglia resta una regione esposta. Da un lato la grande opportunità delle rinnovabili, dall’altro un sistema di piccole e medie imprese che, come sottolineato da Confartigianato, punta tutto sull’autoproduzione per difendere i propri margini. Se il fotovoltaico resta ai margini della Transizione 5.0, il rischio è di creare una transizione a due velocità, dove solo chi ha grandi capitali può permettersi d’innovare, mentre la base produttiva del territorio resta al palo. La sfida per i prossimi mesi sarà capire se la riapertura dei fondi GSE e un eventuale correttivo alle norme nazionali sapranno restituire fiducia agli investitori. Per ora, in Puglia, prevale l’attesa.









