Servirà una terapia d’urto per evitare il commissariamento della sanità pugliese. Il tavolo di verifica convocato a Roma dai ministeri dell’Economia e della Salute certifica, infatti, un quadro finanziario ormai definito: il disavanzo consolidato delle dieci aziende sanitarie pugliesi per il 2025 ammonta a 349 milioni e 300mila euro.
Al vertice hanno partecipato l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, e il direttore del Dipartimento Salute, Vito Montanaro, chiamati a presentare il piano di copertura richiesto da Roma. Ma il messaggio arrivato dai ministeri è chiaro: senza risorse certe scatterà la gestione commissariale. In quel caso sarebbe il governatore Antonio Decaro ad assumere il ruolo di commissario ad acta per il piano di rientro. La Regione ha messo sul tavolo circa 120 milioni recuperati dal bilancio autonomo, attraverso tagli e riallocazioni di spesa. Tra questi, 30 milioni arrivano direttamente dalla riduzione dei costi del Consiglio regionale, scelta dal forte valore simbolico, ma insufficiente a colmare il deficit.
Il nodo vero resta quindi la leva fiscale. I restanti 230 milioni dovranno arrivare dall’aumento dell’addizionale regionale Irpef, attualmente al vaglio dell’Agenzia delle entrate che dovrà validare l’impatto sui diversi scaglioni di reddito. L’ipotesi tecnica allo studio punta a colpire soprattutto i redditi medio-alti: aumento dello 0,2% per la fascia tra 28mila e 50mila euro e dello 0,9% per chi supera i 50mila euro annui. Tradotto in cifre, significherebbe circa 108 euro in più all’anno per il terzo scaglione e fino a 1.200 euro per i redditi più elevati. Ma i primi calcoli mostrano già una criticità: il gettito stimato non basterebbe. All’appello mancherebbero ancora circa 70 milioni di euro.
Ed è qui che si apre il fronte più delicato politicamente. Per coprire il divario potrebbe essere coinvolta anche la fascia più ampia dei contribuenti, oltre 700mila pugliesi, con un ulteriore incremento dell’Irpef ancora da definire. Uno scenario che rischia di trasformare il piano di rientro sanitario in una vera manovra fiscale regionale. Roma ha chiesto una bozza definitiva entro metà maggio, con coperture da individuare tassativamente entro fine mese.
Ma il confronto non riguarda solo le tasse. Dal tavolo ministeriale emerge anche un richiamo severo sulla riorganizzazione della rete ospedaliera. Da tre anni la Puglia non aggiorna il piano operativo di contenimento della spesa, lo strumento che dovrebbe razionalizzare piccoli ospedali, reparti e posti letto. In altre parole, per i ministeri non basteranno nuove entrate. La sanità pugliese dovrà cambiare struttura, tagliare costi e ridisegnare servizi. Una partita tecnica che rischia però di avere un impatto politico e sociale enorme.