Cantieri al 45%, fine lavori rinviata al 2027 e disagi quotidiani per migliaia di automobilisti: la Statale 16 Bari–Monopoli resta un nodo irrisolto e diventa un caso politico. In V Commissione regionale il confronto si accende, mentre sullo sfondo emerge un secondo fronte altrettanto delicato: la tenuta del sistema di rifornimento carburanti negli aeroporti pugliesi.
Sulla SS16 i numeri parlano chiaro e raccontano più delle polemiche: 140 chilometri di interventi, 250 milioni di euro di investimenti, 16 imprese coinvolte, 5 lotti e 12 stralci funzionali. Un cantiere complesso, ma che oggi procede a rilento. Nel tratto Bari–Monopoli l’avanzamento contabile si ferma al 45% e, dei primi 52 chilometri, solo 23 saranno completati entro il 2026. Per il resto bisognerà aspettare almeno il 2027. Tradotto: altri due anni di lavori, code e criticità su una delle arterie più trafficate della regione. In Commissione il capogruppo della Lega Fabio Romito mette nero su bianco le criticità: disagi continui, cantieri spesso fermi nei giorni festivi e condizioni di sicurezza che, in alcuni tratti, diventano un rischio concreto per gli automobilisti.
Non solo traffico, ma anche percezione di insicurezza. La replica di Anas è tutta tecnica: lavori in presenza di traffico, obbligo di sospensione durante le festività per garantire la doppia corsia, complessità operative che inevitabilmente allungano i tempi. Una spiegazione che però non spegne le polemiche. Il nodo, infatti, non è solo tecnico ma politico: possibile che un’infrastruttura strategica proceda con questi ritmi? E soprattutto, chi controlla davvero tempi, imprese e organizzazione dei cantieri? Perché il rischio è che la normalità diventi l’emergenza permanente. Parallelamente si accende il dibattito sugli aeroporti pugliesi. Nelle scorse settimane l’allarme sulla carenza di carburante ha generato preoccupazione tra operatori e cittadini, proprio alla vigilia della stagione estiva.
Da Aeroporti di Puglia arriva una rassicurazione netta: nessuna criticità strutturale, solo un picco straordinario di richieste che ha temporaneamente ridotto le scorte disponibili. Secondo i vertici della società, lo scalo di Brindisi ha fatto da “hub di emergenza” per altri aeroporti italiani, assorbendo una domanda anomala.
Oggi però gli impianti di Bari e Brindisi vengono definiti pienamente operativi, con livelli di stoccaggio adeguati ad affrontare l’estate senza rischi. Ma anche qui resta un interrogativo politico di fondo: se basta un incremento della domanda per mettere sotto pressione il sistema, quanto è realmente solida l’infrastruttura? E quanto è stato pianificato per gestire i picchi? Due dossier diversi, un’unica fotografia: opere pubbliche che avanzano lentamente e servizi strategici che mostrano fragilità appena aumenta la pressione. In mezzo, cittadini e imprese costretti a fare i conti con disagi quotidiani e incertezze. Il punto è uno solo: servono risultati concreti e tempi certi, non continue spiegazioni.