In Puglia meno del 3 per cento delle startup riesce a crescere grazie a capitali esterni. Un dato che pesa come un macigno e che racconta, meglio di qualsiasi analisi, il divario ancora aperto tra il potenziale innovativo del Sud e la reale capacità di trasformarlo in sviluppo economico. È quanto emerso dall’incontro «Investire nell’Innovazione – Il venture capital come infrastruttura per la crescita», ospitato ieri nella sede di Confindustria Bari-Bat e promosso da Siryo SpA. insieme a Confindustria Bari-Bat, Aifi e Assoprevidenza. Un confronto che ha messo attorno allo stesso tavolo fondi pensione, casse professionali, università, tra cui il Politecnico di Bari, e operatori finanziari, con un obiettivo chiaro: capire come colmare il ritardo del Mezzogiorno sul fronte degli investimenti in innovazione.
La prospettiva
Il venture capital, ovvero il capitale di rischio che finanzia startup e imprese innovative nelle fasi iniziali o di forte crescita, rappresenta uno snodo strategico per qualsiasi ecosistema avanzato. Eppure, in Puglia, questo meccanismo fatica ancora a decollare. Negli ultimi anni la regione ha visto nascere numerose startup nei settori della salute, dell’ambiente, dell’aerospazio e delle tecnologie digitali. Il capitale umano non manca, così come la qualità della ricerca universitaria. Ma il passaggio dalla buona idea all’impresa scalabile resta il vero collo di bottiglia. «Vogliamo trasformare la capacità di innovazione in investimenti concreti, per poter dare carburante alle startup del nostro territorio – spiega il presidente di Confindustria Bari e Bat, Mario Aprile – abbiamo una grande capacità di innovazione, ma scontiamo ancora oggi una bassissima capacità di utilizzare e integrare il venture capital».
La questione
Il capitale, infatti, da solo, non basta. Servono competenze manageriali, visione strategica, accompagnamento nella crescita e una collaborazione stabile tra investitori, università e sistema produttivo. In altre parole, serve un ecosistema. Il divario con l’Europa è ancora più evidente. In molti Paesi il venture capital è ormai parte integrante delle strategie di investimento istituzionali, mentre in Italia, e ancor più nel Sud, fatica a diventare una leva strutturale di sviluppo. Ecco che, per la Puglia, rendere il venture capital un’infrastruttura stabile significherebbe investire in nuova occupazione qualificata e in una competitività strutturale.