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Sicurezza e criminalità, il gen. dei Carabinieri Trombetti: «Necessaria una rete tra forze dell’ordine e locali di intrattenimento» – L’INTERVISTA

Su come poter arginare il crescete fenomeno legato all’escalation di fatti di violenza criminale nei locali della Movida, il Generale Gianluca Trombetti, comandante provinciale dei carabinieri di Bari ha le idee chiare.

Generale, Lei ha richiamato l’attenzione dei gestori dei locali di intrattenimento a ricorrere alle forze dell’ordine davanti a casi di violenza, come mai?

«Ritengo che, nel solco del concetto di sicurezza partecipata, la collaborazione tra i numerosi attori, pubblici e privati, che intervengono, a vario titolo, in questo settore, sia un presupposto imprescindibile per consentire, da una parte, alle Forze di Polizia, di operare in maniera tempestiva ed efficace, e, dall’altra, agli avventori, spesso molto giovani, di intrattenersi in piena tranquillità nei locali. L’unica strategia da seguire è l’approccio sinergico e la totale cooperazione a tutela dell’incolumità di tutti coloro che si ritrovano in luoghi di aggregazione per svagarsi».

Quale rapporto avete con i gestori?

«Ormai da anni abbiamo sviluppato un rapporto proficuo e collaborativo, a livello Provinciale, con i rappresentanti delle categorie nell’ambito del previsto quadro istituzionale e sotto l’egida della Prefettura: valutiamo le criticità, pianifichiamo e agiamo. Al riguardo, parimenti, mi preme sottolineare che esistono altresì contatti quotidiani, improntati alla massima concretezza, tra le nostre stazioni carabinieri, capillarmente presenti sul territorio della provincia, e gli esercenti, spesso anche per un consiglio, un confronto. Il tema che rileva in questa sede non è quello dell’individuazione delle responsabilità in caso di condotte antigiuridiche ed i loro seguiti giudiziari, bensì quello della costruzione di un modello di condivisione di azioni virtuose ed efficienti».

In virtù proprio di questa prospettiva privilegiata che avete, quali sono le difficoltà incontrate dai gestori?

Sicuramente anche per loro non è facile. Non hanno un compito semplice, attesa, comunque l’esigenza di bilanciare, in una cornice omogenea, diversi interessi, non ultimo quello economico. È chiaro che, sovente, si trovano davanti a difficoltà inaspettate, improvvise, che potremmo definire live, durante gli eventi. In questi casi, è fondamentale e doveroso aver predisposto idonee misure e procedure, nonché rispettato i processi di formazione del personale. Ma, aggiungo, un fattore di valorizzazione ulteriore è il convincimento che è obiettivo comune garantire a tutti la piena e sicura fruibilità dei luoghi di incontro. Al riguardo, ribadisco, ancora una volta, che non chiediamo a nessuno, tanto meno ai gestori, di sostituirsi alle Forze di Polizia, ma semplicemente di affrontare questo percorso, al nostro fianco e nella legalità, non esitando mai a contattare il numero unico di emergenza 112, all’insorgere di ogni situazione potenzialmente sospetta».

Occorre, a Suo parere, che anche nella scelta dei buttafuori ci debba essere più attenzione?

Nel corso degli anni sono stati compiuti importantissimi passi in avanti. In particolare, la figura dell’addetto ai servizi di controllo delle Attività di intrattenimento e di spettacolo (ASC) è disciplinata dal D.M. 6 ottobre 2009 e seguenti. Questa norma prevede, per il conseguimento della qualifica di buttafuori, l’iscrizione obbligatoria ad un albo, il possesso di specifici requisiti soggettivi, la frequenza di un corso e la titolarità di un certificato di idoneità psico-fisica. Il punto di partenza è, quindi, rivolgersi sempre a coloro che hanno tali caratteristiche. E poi fare in modo che tutti, indistintamente, rispettino le norme per l’accesso ai locali, segnalando immediatamente, come detto, situazioni sospette al 112».

Pensa che sia utile avviare un tavolo tecnico tra forze dell’ordine e mondo del divertimento notturno?

«Già esiste, le architetture tecnico-normative sono già ampiamente presenti. A tutti noi, compresi gestori ed addetti, spetta il compito di fare rete, squadra, sentirsi parte di un sistema integrato, al fine di riempire di contenuti questa struttura e garantire la sicurezza dei nostri cittadini, anche per scongiurare che episodi come l’ultimo verificatosi a Bisceglie e, aggiungo, la tragica uccisione della povera Antonella Lopez, avvenuta nel settembre 2024, si ripetano».

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