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«Serve una mentalità aperta Il mondo cambia in fretta»

Luciano De Propris è un pugliese di adozione e ne va fiero. Sposato con una donna stupenda di San Ferdinando di Puglia, 3 figli innamorati della nostra terra, una quantità di amici sparsi ovunque nella nostra Regione dai quali, appena possibile, si reca a far visita. Con un biglietto da visita di questo tipo cosa posso chiedere di più? Si dichiara 50% ingegnere e 50% designer, appassionato di innovazione e sostenibilità da sempre anche quando, durante gli studi, ha aperto una birreria enoteca dove, attraverso il contatto con tante persone ha sviluppato maggiormente la passione verso la cooperazione che lo ha portato, ormai da oltre 7 anni in Elis dove si occupa di Open Italy.

Partiamo proprio da questo Luciano, da dove nasce questa idea?
«L’idea nasce nel 2017 all’interno del consorzio Elis e mi ha affascinato immediatamente. Sia perché mi dava la possibilità di realizzare ciò in cui io credo da sempre, disegnare un processo di collaborazione collaborativa, sia perché potevo farlo tra grandi aziende strutturando un processo di innovazione esponenziale».
Le grandi aziende come possono lavorare insieme in questa direzione?
«Parto da una definizione Coopetition vs Competition in modo da far sì che le grandi aziende siano dei trainer per lo sviluppo e facciano crescere l’ecosistema italiano attraverso l’incontro, assolutamente costruttivo, con le startup che, ancora oggi, pagano lo scotto di non riuscire ad avere da subito contezza di ciò che può essere venduto. Perché, come hanno detto gli AD sin dall’inizio, le aziende crescono con il fatturato quindi crescono facendo cose di valore e che si vendono. Per cui è fondamentale permettere a chi ha delle idee di poterle condividere e sperimentare con chi “fa” già azienda».
Come si articola Open Italy?
«È un progetto di corporate sales accelerator perché le giovani startup possono trovare dei grandi compratori che possono testare, apprezzare e poi comprare il prodotto da loro offerto. Detto così sembrerebbe un incontro domanda offerta ma è molto di più perché questa accelerazione alle vendite avviene in 12 settimane, aiutati da un team di facilitatori composto da un mentor, un project manager e un giovane talento. Hanno il compito di creare il terreno comune, anche in termini di linguaggio in modo che non ci siano frizioni di alcun tipo e si raggiunga lo scopo comune».
Quindi le startup partecipano ad una call, presentano le loro idee che saranno poi giudicate da degli esperti. Le vincenti avranno la possibilità di partecipare e di innovare in questo percorso di 12 settimane. Corretto?
«Sì è una vera e propria possibilità di validazione del mercato, un’accelerazione alle vendite attraverso la connessione con le grandi aziende con le quali creare anche dei prototipi in maniera congiunta con lo scopo di essere acquistati».
Quali sono invece le possibilità per i “giovani talenti” e come accedono ai Bootcamp?
«L’Innovation Bootcamp di Open Italy è il percorso di formazione che ti avvia alla professione come Junior Innovation Consultant e permette di misurarti con un reale progetto d’innovazione collaborativa realizzato insieme alle grandi aziende e le start-up del network ELIS. Fino al 26 aprile possono candidarsi per essere selezionati/e laureandi e laureati magistrali di ogni classe di laurea, giovani imprenditori o studenti che frequentano master negli ambiti di economia e innovazione. Età massima 28 anni e conoscenza B2 della lingua inglese https://www.elis.org/eih/bootcamp-open-italy/ Chi supera la selezione partecipa, gratuitamente, ad 8 settimane di formazione- 2 in presenza e 6 in modalità digital – dove avrà modo di imparare sperimentando e confrontandosi con stakeholder nazionali e internazionali».
Un’ultima domanda. Di cosa hanno bisogno le aziende oggi per non rimanere indietro?
«Sicuramente hanno bisogno di continuare ad interrogarsi quotidianamente sui loro bisogni, di studiare i trend e ciò che succede nel mondo per non ritrovarsi fuori dalla sera alla mattina a causa di un cambiamento immediato. Inoltre devono imparare ad essere umili, non pensare di concentrarsi solo sulle problematiche legate alla produzione, senza mai alzare la testa e vedere ciò che succede intorno. Il rischio è quello di trovarsi superati da altri senza rendersene conto. Le aziende hanno bisogno di avere una mentalità aperta e inclusiva senza alcun tipo di preclusione. Il mondo è troppo complesso e c’è bisogno di costruire non di distruggere. Mi piace poter pensare a delle intersezioni di valore».

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