Stando ai dati del 2025 forniti dal Viminale alla Camera dei Deputati, il numero dei sequestri proventi e la loro entità effettuati alla criminalità organizzata dalla Procura distrettuale antimafia di Bari e Foggia nel rapporto tra territorio e abitanti è il più alto d’Italia. Sull’argomento abbiamo sentito il procuratore capo Roberto Rossi.
Procuratore che significato ha questo risultato?
«Non è altro che il risultato del lavoro di una squadra ben affiatata e molto motivata fatta da tantissimi bravi colleghi da tanta polizia giudiziaria, consulenti che hanno lavorato insieme è un obiettivo che la Procura di Bari si è posto».
Perché questo obiettivo è così importante?
«Perché è ovvio dire la criminalità organizzata vive sopravvive e si radica quando riesce a creare rapporti con il mondo della borghesia produttiva e quando riesce a fare profitti. I clan possono vivere solo se fa profitti. Pensiamo ad esempio alla possibilità di mantenere le famiglie dei carcerati può fare solo se può dare stipendi».
Quindi con i sequestri che succede, in pratica?
«Se si rompe questa solidarietà dei clan e, quindi, si impedisce ai clan di pagare i propri sodali mentre sono in carcere alle famiglie i sodali non sono in carcere, ovviamente viene meno la stessa esistenza del clan».
È questo l’unico fattore?
«No, i profitti illeciti inquinano, quindi l’ingresso dell’economia di capitali illeciti inquina l’esistenza di un’economia corretta».
Quali sono i settori dell’economia più a rischio inquinamento di capitali illeciti?
«Dipende dalle diverse aree territoriali, cioè nel senso che, per esempio, abbiamo rilevato nel Foggiano si registra un forte ingresso della malavita all’interno dell’agricoltura, quindi le imprese agricole. Un altro settore molto a rischio, in generale non solo nel territorio foggiano è quello del gioco illegale. Macchinette per scommesse hanno fatto registrare enormi investimenti deviati. E, poi, comunque si può dire che tutti i settori economici sono settori che vengono a essere interessati».
Compreso il turismo?
«Sul turismo non abbiamo grandi dati di riscontro ma certamente è probabile, ache se in questo settore dell’economia non abbiamo una attività di grande rilievo».
Il settore immobiliare?
«Certo, il settore immobiliare, sì cioè nel senso in molti sequestri emergono, per esempio, i sequestri degli stessi appartamenti cui vivono le persone dei clan e anche altre persone come i loro parenti. In quel caso è po’ più difficile fare l’intestazione del bene ad altri, perché nell’appartamento di solito uno vive e non viene dato a nessun altro. E poi, anche, settore immobiliare in generale, cioè quel comparto proprio degli investimenti immobiliari. Ma va detto che il denaro illecito c’è e circola in generale, non ci sono settori particolari che diventano obiettivo delle illegalità per il riciclo. Possiamo tranquillamente dire che ci sono imprenditori deviati che lavorano per conto di diversi settori della criminalità organizzata».
Che tipo di imprenditoria e quali tipi di settori si prestano maggiormente?
«Sicuramente lo dicevo prima, quello del gioco illegale, abbiamo diversi riscontri, ma troviamo imprenditori che investono nelle imprese che apparentemente diventano legali, cioè il problema è che ci sono imprenditori che non sono proprio appartenenti al mondo della criminalità organizzata, ma che in qualche modo offrono il loro know-how, la loro conoscenza economica, in cambio di flussi di denaro in contanti che possono reinvestire».
Ma si tratta solo di flussi di denaro o a che di protezione?
«È la solita ambiguità, cioè il problema di una fascia dell’economia in cui a volte si può parlare di protezione e, a volte, sottomissione, mentre altre volte invece ci troviamo difronte a un forte legame con l’imprenditore mafioso che è cosa ben diversa dell’imprenditore sottoposto a violenza. Però abbiamo rilevato spesso che alcuni casi in cui gli imprenditori sottoposti a usura e violenza, poi, a loro a un certo punto diventano alleati della stessa criminalità organizzata per andare contro i i loro concorrenti».
Lei ha parlato di tessuto borghese permeabile c’è un’identikit standard o privilegiato di questa permeabilità del tessuto borghese e delle aree particolari nelle quali c’è questa permeabilità?
«Non in particolare, spesso ci troviamo davanti a professionisti che offrono le loro competenze. Inizialmente pensando di offrire competenze senza immischiarsi, poi, inevitabilmente ne il soggetto viene a essere, in qualche modo, assorbito. Abbiamo avuto commercialisti, avvocati imprenditori oppure consulenti di un aziendali che hanno una formazione di base completamente esterna alla criminalità organizzata, ma che, poi, entrano qualche volta per difficoltà o qualche volta per per guadagnare. Questi, molto spesso, iniziano inconsapevolmente questa loro attività, poi, vedendosi sempre più inseriti nel contesto cedono alla tentazione. Posso tranquillamente dire, per esperienza, che se entri in contatto, in qualche modo, con il mondo del malaffare si viene assorbiti, non si può pensare di poter stare in mezzo dovendo scegliere, poi di stare o da una parte o dall’altra. Purtroppo rileviamo imprenditori che accettano una qualche richiesta un pò per paura o un pò per stare tranquilli e, poi, alla fine diventano imprenditori mafiosi».
