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Schlein a Decaro e al Pd: «Donne nei posti chiave», opzionata la presidenza

Non s’è fatta attendere. Anzi, è arrivata come una frustata politica, di quelle che cambiano il clima in poche ore. Alle prime mosse del governatore, Antonio Decaro, la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein ha risposto senza giri di parole e soprattutto senza lasciare margini: la parità di genere non è una raccomandazione, è una…
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Non s’è fatta attendere. Anzi, è arrivata come una frustata politica, di quelle che cambiano il clima in poche ore. Alle prime mosse del governatore, Antonio Decaro, la segretaria nazionale del Pd Elly Schlein ha risposto senza giri di parole e soprattutto senza lasciare margini: la parità di genere non è una raccomandazione, è una linea rossa. Un messaggio che, in Puglia, suona come una correzione di rotta imposta dall’alto, mentre a Bari si prova a chiudere la partita delle nomine e degli assetti del nuovo Consiglio regionale. Il riferimento è evidente. Da una parte la composizione della giunta, finita nel mirino per una donna in meno rispetto alle cinque previste; dall’altra le consultazioni in corso per distribuire incarichi e presidenze, dove il rischio è che la «geografia del potere» segua vecchie abitudini più che nuovi criteri.

E poi, sullo sfondo, la frattura non dichiarata, ma percepibile: l’esclusione dell’ex governatore Michele Emiliano dall’esecutivo regionale, dopo un accordo estivo che era stato suggellato proprio dalla leader dem. La frase che rimbomba nelle stanze del centrosinistra pugliese è una sola, secca, «non negoziabile». «Parità di genere è importante e fondamentale. Mi aspetto che anche il partito pugliese faccia di tutto per farla avanzare e far avanzare il ruolo delle donne. Lo chiedo a tutti i livelli, è un principio per me non negoziabile», ha dichiarato Schlein interpellata sulla giunta Decaro.

Un intervento «a gamba tesa» che sa di avvertimento: il Pd non può predicare inclusione e praticare aritmetica di corrente. Nel frattempo la macchina regionale corre. Ieri, il gruppo «Per la Puglia» si è riunito a Lucera per scegliere il capogruppo: sarà Ruggiero Passero, figura considerata molto vicina all’ex dem Filippo Caracciolo, non candidato ed espulso dal partito dopo gli incidenti giudiziari ancora in corso.

Una scelta che pesa politicamente e che arriva alla vigilia del primo vero snodo: il Consiglio regionale del 2 febbraio, quando il parlamentino dovrà insediarsi e presentarsi all’opinione pubblica con un equilibrio credibile. Oggi i partiti del centrosinistra si vedranno in via Gentile per trovare la quadra. Il nodo è doppio: chi guida l’Aula e quanto spazio reale avrà il Pd in un mosaico di alleati che, a urne chiuse, non vogliono fare da comparse. Il Partito Democratico, infatti, punta a fare l’«asso pigliatutto»: presidenza del Consiglio e quattro presidenze, oltre a ruoli chiave nelle commissioni.

Ma l’irruzione di Schlein può ribaltare i piani e riaprire scenari che fino a ieri sembravano archiviati. In questo senso torna in auge il nome della presidente uscente Loredana Capone, che anche dall’opposizione molti vorrebbero confermare. La presidenza spetta al Pd e per quel posto la questione era chiusa in favore di Toni Matarrelli, anche per riequilibrare il rapporto con Brindisi rimasta fuori da qualsiasi gratifica.

Ora la sortita della segretaria nazionale che invita il partito – che deve indicare il nome – a puntare su una donna. Subito Capone e dopo la candidatura alle Politiche potrebbe aprirsi la strada per Vaccarella. Anhe se in molti pensano che l’endorsement di Schlein sia solo di facciata. Sul tavolo della maggioranza restano poi altre caselle delicate: un segretario d’aula, con un ballottaggio aperto tra Saverio Tammacco (Per la Puglia) e Felice Spaccavento (Decaro Presidente), anche se quest’ultimo potrebbe andare anche alla Sanità e sei presidenze di commissione da distribuire. Una griglia che non è solo politica, ma anche economica e di potere: gli incarichi nell’Ufficio di presidenza valgono un gettone aggiuntivo di circa mille euro al mese, oltre a staff, dotazioni e servizi.

Dettagli tutt’altro che marginali, perché spesso sono proprio i dettagli a scatenare le guerre. Il Pd rivendica quattro presidenze con nomi che appaiono blindati: Capone, Elisabetta Vaccarella (prima per preferenze tra i dem), Rosella Falcone e il deputato Ubaldo Pagano, dato in pole per la commissione politicamente più pesante, la Bilancio. Restano due presidenze da spartire tra Movimento 5 Stelle, Per la Puglia e Decaro Presidente: posti insufficienti, tensioni inevitabili. E le prime scintille sono già esplose proprio nella civica del governatore, dove il peso elettorale non coincide con le poltrone disponibili. Giochi aperti anche nel centrodestra.

La vicepresidenza del Consiglio spetta a Fratelli d’Italia, con Renato Perrini favorito. Una segreteria d’aula è destinata a Forza Italia, con Massimiliano Di Cuia in cima alla lista. La Lega punta alla commissione Statuto con Gianfranco Di Blasi, ma il ruolo è conteso dai meloniani. Il verdetto arriverà nelle prossime ore.

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