Il buco della sanità pugliese prende forma e numeri sempre più definiti: 369 milioni di euro di disavanzo nel 2025. È la cifra emersa dal tavolo di verifica che si è tenuto a Roma tra la struttura tecnica del Dipartimento Salute della Regione Puglia e i funzionari dei ministeri affiancanti, Economia e Salute, chiamati a monitorare i conti del sistema sanitario regionale.
Un passaggio tecnico ma dal peso politico evidente, perché il dato conferma la pressione crescente sui bilanci della sanità pugliese e riaccende il confronto sulle responsabilità e sulle possibili misure di copertura. Secondo la ricostruzione degli uffici regionali, all’origine dello squilibrio ci sarebbe innanzitutto la crescita dei costi del sistema sanitario. Un aumento stimato intorno al 4 per cento, certificato anche dalle analisi ministeriali, a fronte però di un incremento del fondo sanitario destinato alla Puglia fermo a circa l’1 per cento. Una forbice che, inevitabilmente, ha finito per allargare il disavanzo.
Le cause del disavanzo
A spingere verso l’alto la spesa sono soprattutto tre capitoli. Il primo è quello della mobilità passiva, con migliaia di pugliesi che ogni anno scelgono di curarsi in altre regioni, trasferendo così risorse del sistema sanitario pugliese verso altri territori. Poi c’è la spesa farmaceutica, in costante crescita, e infine il costo del personale, aumentato per effetto dei rinnovi contrattuali nazionali e delle nuove assunzioni necessarie per garantire servizi e coperture negli ospedali e nelle strutture territoriali.
I livelli essenziali di assistenza
Il quadro finanziario resta quindi critico, anche se dal confronto con i ministeri arriva almeno una nota positiva sul fronte della qualità dell’assistenza. I dati preliminari del Nuovo Sistema di Garanzia relativi al 2024 indicano infatti che la Puglia continua a rispettare le soglie di adempienza in tutte le principali aree assistenziali. In diversi indicatori si registra addirittura un miglioramento rispetto all’anno precedente, segnale che il sistema, pur sotto pressione finanziaria, riesce ancora a garantire i livelli essenziali di assistenza.
Le prospettive nel 2026
Ma la questione centrale resta il disavanzo. E su questo fronte la partita è tutta politica. La Regione guarda già al 2026, quando entreranno in campo nuove misure per ridurre le liste d’attesa e una più ampia riorganizzazione dei servizi sanitari prevista nel prossimo Programma Operativo. L’obiettivo dichiarato è aumentare l’efficienza del sistema e migliorare la risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Un chiarimento, però, arriva direttamente dagli uffici regionali: le misure di contenimento previste per il 2026 non potranno essere utilizzate per coprire il disavanzo del 2025. Il buco, dunque, dovrà essere affrontato con interventi specifici di ripiano.
Il confronto con i ministeri affiancanti proseguirà nelle prossime settimane. Solo al termine della verifica tecnica sarà certificata in via definitiva l’entità del deficit sanitario e saranno individuate le misure necessarie per riportare in equilibrio i conti. Sul tavolo resta una questione che va ben oltre i numeri: la sostenibilità del sistema sanitario pugliese, stretto tra costi in crescita, risorse limitate e una domanda di salute sempre più alta. E con il rischio, sempre più concreto, che il conto finale finisca inevitabilmente al centro dello scontro politico regionale.









