Comincia il percorso che ridisegnerà la sanità pugliese dei prossimi anni. Il 16 luglio l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, ha presentato a Roma, ai tecnici del ministero della Salute e del ministero dell’Economia, il nuovo Piano operativo 2026-2029, il documento chiamato a tracciare la strategia con cui la Regione intende riportare sotto controllo i conti del Servizio sanitario regionale, dopo il pesante disavanzo e scongiurare un irrigidimento del piano di rientro.
Si apre ora il confronto tecnico con i ministeri, che nelle prossime settimane potranno chiedere modifiche e integrazioni prima del via libera definitivo. Ma la bozza già delinea una delle più profonde riorganizzazioni della sanità pugliese degli ultimi anni. Il primo effetto riguarda il personale.
Le migliaia di infermieri e operatori socio-sanitari risultati idonei nei recenti concorsi dovranno attendere ancora. Le nuove assunzioni, inizialmente previste entro il 2026, slitteranno infatti ai primi mesi del 2027. Una scelta dettata dalla necessità di mantenere sotto controllo il costo del personale durante il percorso di riequilibrio dei conti della sanità pugliese. Una decisione destinata ad alimentare il malcontento dei sindacati e degli stessi idonei, mentre negli ospedali continuano a pesare croniche carenze di organico.
Il capitolo più delicato riguarda però la rete ospedaliera. Il Piano operativo prevede una nuova razionalizzazione dei punti nascita che effettuano meno di 500 parti l’anno, la soglia minima fissata dagli standard nazionali per garantire sicurezza e qualità assistenziale. Sarebbero cinque i punti nascita destinati alla chiusura o all’accorpamento.
Nel mirino finiranno anche le strutture che presentano un’incidenza di parti cesarei significativamente superiore agli standard previsti dal ministero della Salute, parametro utilizzato come indicatore di appropriatezza clinica.
La riforma interesserà anche l’organizzazione degli ospedali. Il Piano introduce una profonda revisione della governance clinica con la nascita dei dipartimenti interaziendali, condivisi tra Asl e aziende ospedaliere, per mettere in rete professionalità, tecnologie e servizi. L’obiettivo è anche quello di ridurre drasticamente il numero dei dipartimenti attualmente esistenti: oggi sono circa 200 nelle diverse aziende sanitarie pugliesi e il Piano punta a dimezzarli, accorpando strutture con funzioni analoghe e riducendo il numero delle direzioni.
Contestualmente verranno accorpati i reparti che registrano un numero di ricoveri o un tasso di occupazione dei posti letto inferiore agli standard fissati dal decreto ministeriale 70. L’obiettivo dichiarato è concentrare le attività nei centri con maggiori volumi e migliorare la qualità delle prestazioni, ma il rischio è quello di riaccendere le proteste dei territori interessati dalla perdita di servizi. Sul fronte della spesa, il Piano rafforza il ruolo di «Azienda Zero», destinata a diventare la centrale unica regionale per gli acquisti di farmaci, dispositivi medici, protesi e tecnologie sanitarie.
Attraverso gare uniche regionali la Regione punta a uniformare i prezzi tra le aziende sanitarie, aumentare il potere contrattuale e ridurre una delle principali voci di spesa del sistema sanitario. La spending review investirà anche gli enti partecipati. Il Piano prevede infatti la soppressione della Puglia Life Science Foundation, la fondazione istituita come hub regionale per la medicina di precisione, la ricerca biomedica e il trasferimento tecnologico. Un progetto del valore di circa 15 milioni di euro, nato con il coinvolgimento della Regione, delle Università di Bari e del Salento e del Cnr per sviluppare ricerca sulle nanotecnologie, sulle terapie cellulari e genetiche e sulla medicina di precisione.
Le competenze della Fondazione saranno trasferite all’Aress, l’Agenzia regionale strategica per la salute e il sociale, nell’ambito della riduzione degli enti regionali e della concentrazione delle funzioni amministrative e scientifiche in un’unica struttura. Per la giunta regionale si tratta di una riforma indispensabile per garantire sostenibilità economica e qualità dell’assistenza. Per il centrodestra, invece, è la prova che dopo anni di gestione del centrosinistra la sanità pugliese è costretta oggi a una drastica cura dimagrante fatta di rinvio delle assunzioni, accorpamenti, chiusure e tagli organizzativi. Sarà ora il confronto con i ministeri a stabilire quali misure resteranno nel testo definitivo e quali dovranno essere corrette prima dell’approvazione finale del Piano.
