«Se non sappiamo quanti soldi avremo, come possiamo dire oggi quale sarà il disavanzo?». Donato Pentassuglia corregge il tiro sull’allarme per i conti della sanità pugliese dopo che l’Edicola ha pubblicato la stima di uno sbilanciamento per il 2026 superiore ai 600 milioni di euro, emersa dal confronto con i direttori generali di Asl e aziende ospedaliere.
L’assessore alla Salute non nega la pressione sulla spesa, ma contesta che una proiezione provvisoria possa essere trasformata nel “buco” di fine anno.
Assessore, uno sbilanciamento superiore ai 600 milioni significa che la Puglia rischia un nuovo maxi-deficit?
«Oggi c’è un tendenziale, ma non c’è alcuna certezza sul risultato finale. Per determinarlo dobbiamo avere contezza delle risorse effettivamente disponibili. Solo allora potremo elaborare proiezioni attendibili. La distinzione è sostanziale. Il tendenziale è una stima provvisoria di come potrebbero andare i conti se costi e risorse seguissero l’andamento oggi previsto. Il deficit, invece, è il disavanzo effettivo che resta da coprire dopo aver contabilizzato tutte le entrate, le maggiori risorse e gli eventuali interventi di contenimento della spesa. I 600 milioni, quindi, rappresentano un campanello d’allarme sui conti, ma non equivalgono automaticamente a un buco della stessa entità a fine 2026».
Il sottosegretario Marcello Gemmato ha parlato di 400 milioni in più per la Puglia. Basterebbero a rimettere in equilibrio i conti?
«Ne prendiamo atto. Mi auguro che possano essere anche 450 milioni. Ma oggi quella cifra non è ancora una certezza».
E se le risorse aggiuntive non bastassero? Dove troverebbe la Regione i soldi per coprire la differenza?
«Dare oggi numeri definitivi non ha senso. Non intendo alimentare un rimpallo di responsabilità. Stiamo seguendo una linea di rigore sulla spesa e di attenzione su ogni voce».
Ed è qui che il tendenziale diventa comunque un problema politico. Perché, una volta sottratte le maggiori entrate e gli eventuali risparmi, ciò che resterà dello squilibrio dovrà avere una copertura. Nel 2025, davanti a un disavanzo consolidato di circa 349 milioni, la Regione ha già utilizzato risorse di bilancio e la leva fiscale, con l’aumento dell’addizionale Irpef. Ai direttori generali avete chiesto quindi di recuperare sulla spesa?
«Stiamo aggiornando l’intera macchina e il processo di monitoraggio. È una cosa seria. In nove mesi non si cambia un sistema. Stiamo intervenendo progressivamente e tenendo sotto controllo la spesa».
Pentassuglia non parla di tagli e non anticipa nuove tasse. Ma il nodo resta: 600 milioni non sono oggi il deficit della sanità pugliese, bensì la misura dello squilibrio che la Regione deve ridurre. Il vero disavanzo sarà ciò che resterà dopo maggiori risorse, economie e correttivi. E sarà proprio quella cifra a dover trovare una copertura.
