«L’adozione ripetuta di misure decise unilateralmente da parte degli uffici regionali, senza la consultazione delle parti sociali e in violazione dell’Accordo integrativo regionale della medicina generale e della normativa sui pediatri di libera scelta, è gravissimo e manifesta un atteggiamento apertamente antisindacale da parte della Regione Puglia». È quanto si legge in una nota firmata da Fimmg Puglia (Federazione italiana medici di medicina generale), Smi Puglia (Sindacato medici italiani), Snami Puglia (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), Fimp Puglia (Federazione italiana medici pediatri) Simpef Puglia (Sindacato medici pediatri di famiglia) che annunciano «in modo unitario e compatto la proclamazione dello stato di agitazione».
A essere contestata, spiegano, è «la pubblicazione il 31 dicembre della direttiva regionale che mette in mora i medici e avvia il recupero di oltre 23 milioni di euro, nonostante i 30 milioni di crediti loro spettanti, e che «rappresenta un atto che supera ogni limite accettabile». I 23 milioni richiesti ai medici, a quanto si apprende, sono indennità previste da una voce contrattuale riconosciuta nel 2016 e legata al fondo che si era reso disponibile da una parte delle retribuzioni dei medici in pensione. Mentre i 30 milioni riguardano l’accordo integrativo firmato dai medici con la Regione Puglia a maggio scorso.
Per i medici la direttiva regionale «ostenta sprezzo delle prerogative sindacali soprattutto per il metodo, dal momento che avvia le procedure in modo unilaterale, senza convocare la delegazione trattante. E lo fa con un atto pubblicato durante le festività, contando sulla distrazione dei più e sul periodo di vacatio politica, dato che il nuovo governatore non è stato ancora proclamato eletto».
Le rappresentanze sindacali della medicina generale e della pediatria di libera scelta chiedono al neoeletto governatore della Puglia, Antonio Decaro, «di disconoscere gli atti autoritativi assunti dalla Regione che stanno creando caos nella gestione e organizzazione della medicina generale e pediatria di libera scelta e di riavviare quanto prima il dovuto confronto con le parti sociali».