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Sanità, medici pensionati richiamati in servizio. La Puglia come il Friuli

Il Friuli Venezia Giulia apre una strada nuova per affrontare la carenza di medici di famiglia. Con l’approvazione all’unanimità del ddl 72, il Consiglio regionale ha stabilito che i medici in pensione potranno essere richiamati in servizio dalle aziende sanitarie locali per tutto il 2026, con incarichi di lavoro autonomo. La misura, spiegano i promotori,…
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Il Friuli Venezia Giulia apre una strada nuova per affrontare la carenza di medici di famiglia. Con l’approvazione all’unanimità del ddl 72, il Consiglio regionale ha stabilito che i medici in pensione potranno essere richiamati in servizio dalle aziende sanitarie locali per tutto il 2026, con incarichi di lavoro autonomo.

La misura, spiegano i promotori, sarà coordinata con un emendamento del Governo nazionale per ridurre gli effetti fiscali e previdenziali sui professionisti che accetteranno l’incarico. La decisione friulana rappresenta una risposta immediata a un problema che interessa molte Regioni italiane, compresa la Puglia.

Nel sistema sanitario pugliese mancano circa 500 medici di base su un totale di tremila unità, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli Comuni, dove la carenza compromette la continuità dell’assistenza e aumenta i tempi di attesa.

Ma la domanda sorge spontanea: la Puglia potrebbe adottare un provvedimento simile?

In teoria sì. Le Regioni hanno competenza sull’organizzazione del Servizio Sanitario Regionale (SSR) e possono gestire incarichi e personale all’interno delle proprie aziende sanitarie. Serve però un coordinamento con la normativa nazionale su pensioni e contributi previdenziali, per evitare penalizzazioni economiche ai medici richiamati.

Tecnicamente, nel nuovo «Milleproroghe» che il Parlamento dovrebbe approvare entro fine mese, esiste un comma che consentirebbe di estendere il servizio dei medici in quiescenza fino a 72 anni, ma l’ipotesi resta tutta da valutare. Un ddl regionale pugliese potrebbe prevedere, come in Friuli, incarichi di lavoro autonomo o a tempo determinato, con criteri chiari su durata, compensi e tipologia di attività.

Potrebbe inoltre estendere la platea ai dirigenti medici e sanitari in pensione, creando così un bacino immediatamente disponibile per coprire i vuoti nell’assistenza primaria. La conferma arriva dall’assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia. «Il tema è super attenzionato – spiega all’Edicola – e lo abbiamo già posto all’attenzione della Commissione Salute, con la richiesta di un confronto con le altre Regioni per definire una linea uniforme in tutto il Paese. Abbiamo sollecitato questa soluzione anche per far fronte alle carenze drammatiche nel settore dell’emergenza urgenza, per reperire medici di Pronto soccorso, 118 e anestesisti. Attendiamo le valutazioni per intervenire di conseguenza».

L’attuazione richiederebbe però un iter legislativo ad hoc: la proposta dovrebbe essere approvata dal Consiglio regionale, coordinata con la giunta e recepire le indicazioni del Governo nazionale, garantendo compatibilità previdenziale e fiscale. Solo così la Puglia potrebbe attivare una misura tempestiva, ridurre la pressione sulle strutture sanitarie e assicurare l’accesso ai servizi.

In definitiva, il modello Friuli dimostra che è possibile conciliare esigenze locali e vincoli nazionali, offrendo una risposta immediata alla carenza di medici. La Puglia, di fronte a scenari analoghi, potrebbe percorrere la stessa strada, ma servono volontà politica e tempi rapidi.

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