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Sanità in Puglia, rivoluzione Decaro: ma parte la serrata dei camici bianchi

Sale la tensione tra la Regione Puglia e corpo medico e anche la polemica politica. Un clima di scontro frontale che vede da un lato il neopresidente, Antonio Decaro, impegnato nel tentativo di riformare il sistema e dall’altro sindacati e ordini professionali che denunciano metodi «ostruzionistici» e carenze strutturali. Al centro del contendere, due questioni: la richiesta di restituzione di circa 30 milioni di euro ai medici di medicina generale e il nuovo piano regionale per abbattere le liste d’attesa.

La miccia è stata accesa a fine dicembre, quando la Regione ha inviato un atto di messa in mora a medici di base e pediatri, chiedendo la restituzione di somme erogate negli anni passati. Si tratta di una cifra intorno ai 30 milioni di euro, relativi al periodo 2016-2024. La reazione della Fimmg Puglia (Federazione dei medici di medicina generale) non si è fatta attendere. Il segretario regionale, Antonio De Maria, ieri in una nota ha definito l’atto della Regione «illegittimo e offensivo». Mentre il consiglio regionale Fimmg ha sottoscritto una mozione nella quale si stigmatizza «l’atteggiamento ostruzionistico del Dipartimento di Promozione alla Salute».

De Maria ha anche confermato lo stato di agitazione, annunciando azioni legali: «Prenderemo qualunque provvedimento necessario per tutelare la categoria, compresa la messa in mora delle Asl rispetto a quanto non erogato nel periodo 2020/2025». Il segretario auspica ora che il presidente Decaro «apra quanto prima un confronto con la Fimmg, che consenta di ristabilire il normale processo di relazione sindacale al fine di assicurare un’adeguata risposta ai bisogni di salute dei cittadini pugliesi».

Parallelamente, si è aperto il conflitto sulle liste d’attesa, con la previsione dell’estensione di giorni e orari per l’esecuzione degli esami diagnostici. Una mossa definita di «buon senso» da Filippo Anelli, presidente Omceo di Bari, specificando che gli Ordini dei medici della Puglia sono pronti a raccogliere l’invito del governatore a collaborare per costruire una sanità nuova, sottolineando «l’apprezzamento dei professionisti per “la postura decisa” del presidente». Lo stesso, però, pone un interrogativo: «Come possiamo mettere in atto il piano? Abbiamo il personale necessario a disposizione?».

Fondamentale, allora, convocare gli Ordini provinciali e il Consiglio sanitario regionale. Ancora più critico è l’Ussmo (Universo sanità sindacato medici ospedalieri). Il segretario regionale Franco Lavalle afferma: «Se la risposta al problema lista di attesa era quella di tenere aperti gli ambulatori fino alle 23, possiamo dire che il problema sarebbe stato risolto da un pezzo». Il nodo, secondo Lavalle, resta la carenza cronica di camici bianchi negli ospedali, che impone scelte drastiche tra l’urgenza e l’ambulatoriale. «Si vuole governare l’urgenza e fare fronte alle richieste di salute nei pronto soccorso e nei reparti o dobbiamo gestire le prestazioni ambulatoriali che, sebbene importanti, dovrebbero venire dopo il trattamento di situazioni acute?».

Sul fronte politico, invece, rincara la dose il consigliere di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro: «Siamo a 250 milioni di euro di deficit, il macigno che pesa sulla sanità pubblica pugliese. Decaro eredita 20 anni di malgoverno del centrosinistra e dovrà invertire la rotta, se davvero vuole dare seguito alle promesse elettorali. Non basta far visite nei Pronto Soccorso, il suo primo provvedimento in materia sanitaria, per provare a tagliare le liste d’attesa, sembra un’aspirina per curare una patologia cronica». Chiedere alle ASL di fare piani a breve termine e scaricare la responsabilità sulla classe medica non ha senso. La strada da percorrere è lo stop all’intramoenia per sei mesi e soprattutto di azzerare gli sprechi”, annota Pagliaro.

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