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Sanità in Puglia, Conca sui “nuovi” direttori Asl: «Sistema gattopardesco, che prosegue dai tempi di Vendola»

Sanità in Puglia, Conca sui “nuovi” direttori Asl: «Sistema gattopardesco, che prosegue dai tempi di Vendola»

«Sempre dentro lo stesso sistema politico costruito prima da Vendola e poi perfezionato da Emiliano, Decaro è assolutamente incapace di essere autonomo, ma ha pure la faccia tosta di dire che non li conosce. Pensate che io li conosco tutti, figuratevi lui che fa politica da 22 anni». Sono parole durissime quelle riservate dal consigliere comunale di Gravina in Puglia, Mario Conca, ex consigliere regionale, nei confronti del governatore pugliese che nei giorni scorsi ha cambiato i vertici delle aziende sanitarie.

Conca cosa non la convince delle nuove nomine dei direttori generali?

«L’ennesima operazione gattopardesca della politica pugliese. Quando Michele Emiliano dice che Decaro lo ha creato lui, dice esattamente il vero perché Decaro è una bella statuina costruita da una agenzia di comunicazione. Si è presentato come il nuovo, parla di discontinuità ma non è capace di essere autonomo né da Nichi Vendola né da Emiliano. Lo ha dimostrato da sindaco a Bari dove la maggior parte delle inchieste giudiziarie scoppiate durante il suo mandato erano legate a uomini di Emiliano. Quando ha nominato i nuovi direttori sanitari, in forza al decreto 171 del 2016 che obbliga ad avviare la proceduta ad evidenza pubblica avrebbe potuto e dovuto assicurare discontinuità scegliendo tra i 44 nomi in elenco, quelli che davvero non conosceva non quelli che sono già stati direttori generale o sono direttore amministrativo facendogli semplicemente cambiare poltrona».

Quindi nessun cambiamento vero?

«Non c’è nessuna rivoluzione in Puglia. Decaro ha solo applicato alla sanità il manuale Cencelli».

Quali sono le criticità del sistema sanitario?

«Una su tutte è l’emergenza sociale e sociosanitaria ovvero la penuria dei servizi che si danno ai cittadini partendo dalla mancanza di posti letto nei reparti di lungodegenza o nelle Rsa per i nostri anziani. Una penuria di posti che produce speco di risorse finanziarie per almeno 200 milioni di euro oltre al danno sociale per gli anziani che vengono sballottati dai vari reperti ospedalieri. In pratica paghiamo migliaia e migliaia di risorse per ricoveri inappropriati. Nel primo trimestre del 2026 abbiamo già un disavanzo di 90 milioni di euro figuriamoci cosa accadrà entro la fine dell’anno».

Cosa avrebbe dovuto fare Decaro?

«Innanzitutto azzerare i vertici della sanità pugliesi partendo dallo stesso Vito Montanaro, nominato da Vendola e mantenuto al suo posto da Emiliano e ora da lui. Seconda cosa dovrebbe dare valore al merito nominando chi davvero dimostra di essere capace nella gestione della sanità perché manager incapaci, scelti solo per appartenenza politica, non sanno ottimizzare le strutture regionali aumentando la mobilità passiva verso altre Regioni. Procedere con urgenza all’accreditamento delle strutture ed evitare lo spreco della edilizia sanitaria. Limitare lo spreco della farmaceutica, una delle voci di spesa più corpose perché non riusciamo ad assicurare le dimissioni protette ovvero il primo ciclo di cure, costringendo i pazienti ad attingere dal sistema farmaceutico. Il paradosso è che chiediamo ai pazienti di portarsi le medicine da casa quando sono ricoverati in ospedale. Bisogna limitare gli sprechi come la fabbrica delle mascherine mai entrata in funzione o l’ospedale in fiera. Abolire le sanitaservice, ne abbiamo sette in Puglia con tutte le loro strutture amministrative. Se posso permettermi di dare un consiglio a Decaro sarebbe quello di smettere di chiedere soldi al Governo centrale e di impegnarsi in conferenza Stato-Regioni per chiedere le riforme e modificare l’intero sistema sanitario nazionale».
Dove è la responsabilità della politica regionale?
«Si chiama “campo largo”, fatto di tante anime, che hanno un unico obiettivo: la gestione del potere. Se davvero Decaro è il “nuovo” deve smettere di utilizzare la sanità come una macchina elettorale».