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Sanità, fuga dalla Puglia: la mobilità passiva sale a 253 milioni di euro. È tra le peggiori regioni in Italia

La Puglia è tra le regioni italiane con il peggior bilancio tra mobilità attiva e passiva in campo sanitario, facendo registrare nel 2023 un saldo negativo di 253,2 milioni di euro, in peggioramento di 23 milioni rispetto all’anno precedente.

È quanto emerge dal report della Fondazione Gimbe sulla mobilità sanitaria, che mostra come il passivo pugliese nasca da uno squilibrio netto: a fronte di crediti per 123,3 milioni di euro (nona posizione nazionale per capacità di attrarre pazienti), la Regione ha accumulato debiti per ben 376,5 milioni di euro (quarta posizione per mobilità passiva). Insieme a Calabria (-326,9 milioni), Campania (-306,3 milioni) e Sicilia (-246,7 milioni), la Puglia contribuisce a formare quel blocco di sei regioni che da sole rappresentano il 78,2% del saldo passivo nazionale.

Un dato peculiare riguarda il ruolo del settore privato accreditato. In Puglia, le strutture private erogano il 68,9% del valore totale della mobilità attiva regionale, una cifra di molto superiore alla media italiana del 54,5%. Questo posiziona la regione al terzo posto in Italia per capacità attrattiva delle proprie cliniche private, che tuttavia non basta a compensare la fuga verso il Nord.

Record nazionale: 5,15 miliardi per curarsi fuori regione

Il fenomeno pugliese si inserisce in un contesto nazionale allarmante. Nel 2023, la spesa degli italiani per le cure fuori dalla propria regione di residenza ha raggiunto la cifra record di 5,15 miliardi di euro, segnando un aumento del 2,3% rispetto al 2022. Circa metà di questi incassi (51,9%) si concentra in tre sole regioni: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, evidenzia che «la migrazione sanitaria tra Regioni è tra gli indicatori più sensibili delle diseguaglianze del servizio sanitario regionale: rileva dove i cittadini trovano risposte adeguate e dove, invece, sono costretti a spostarsi per curarsi».

Tra necessità e prossimità: il divario Nord-Sud

L’analisi di Nino Cartabellotta distingue tra due tipologie di spostamenti. Se al Nord esiste una “mobilità di prossimità” tra regioni confinanti con standard elevati, al Sud la situazione è differente. «Questi numeri indicano che la mobilità sanitaria è sempre meno una scelta e sempre più una necessità», ha precisato il presidente Gimbe.

Mentre la Lombardia, pur avendo una spesa elevata per i propri cittadini che si curano altrove, chiude con un saldo positivo di 645,8 milioni di euro grazie all’altissima attrattività, le regioni del Mezzogiorno vedono i propri fondi migrare verso settentrione senza alcuna reciprocità. «Quando miliardi di euro e centinaia di migliaia di pazienti convergono verso poche Regioni – ha concluso Nino Cartabellotta – significa che l’offerta dei servizi non è omogenea e che il diritto alla tutela della salute non è garantito in maniera equa su tutto il territorio nazionale».

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