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Sale la spesa per i farmaci. Solo colpa della pandemia?

Nei primi dieci mesi del 2021 la spesa farmaceutica della Regione Puglia (al netto dei gas medicinali) è stata tra quelle che più si sono discostate dai tetti imposti del ministero. Un superamento che arriva a 174 milioni, su un costo totale di 679. Sono andati oltre la soglia, con una performance peggiore di quella pugliese, solo Umbria, Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo e Marche. Tutte e sei le regioni hanno registrato uno sforamento che varia tra il 10,29% della Puglia e l’11,53% dell’Umbria. Una differenza modesta in termini percentuali ma ben distante dal limite del 7,65% di incidenza sul sistema sanitario nazionale che aveva imposto il governo. È andata meglio alla Regione Basilicata che si è fermata a uno sforamento del 9,82%, Il Covid è il principale indiziato.

L’acquisto di farmaci per curare migliaia di persone, evidentemente, non era stato previsto un anno prima dall’esecutivo, nonostante si fosse già in piena pandemia. Solo la Lombardia (7,38%) e la Valle d’Aosta (7,49%) sono riuscite a rispettare il limite. Non è più allineato alle previsioni neanche il dato pugliese relativo all’acquisto di gas medicinali. In questo caso il limite di sforamento di spesa era dello 0,2%.
Solo cinque regioni hanno fatto peggio della Puglia (Sicilia, Molise, Calabria, Valle d’Aosta e Sardegna) che ha registrato un +0,29%. Quasi sei milioni di euro con una spesa pro capite di 4,9.
Il rapporto dell’Aifa arriva mentre le Regioni si stanno interrogando su quale futuro dare alle strutture create per affrontare l’emergenza Covid. In Puglia restano aperti diversi punti interrogativi, come ad esempio il plesso ospedaliero di Mottola nel tarantino, riaperto ad hoc per fronteggiare la pandemia. Su tutti, però, è l’ospedale in fiera, a Bari, quello su cui la politica è chiamata il prima possibile ad esprimersi. Nelle ultime ore si è iniziato a parlare della sua riconversione per ospitare i profughi dall’Ucraina. L’arrivo di migliaia di persone nelle prossime settimane, sta interrogando a fondo la capacità di accoglienza dell’intero Paese.
La Regione Puglia ha da subito detto di voler fare la sua parte ma la decisione sul futuro della struttura sarà, inevitabilmente, legata a cosa verrà deciso a Roma.
Lo stesso varrà per gli hub vaccinali e per tutti i reparti aperti ad hoc negli ultimi due anni. Il 31 marzo finirà ufficialmente lo stato d’emergenza. Molto sul futuro dipenderà da quanto il ritorno alla normalità sarà repentino o graduale. La spesa per i farmaci dovrà decrescere perché minori sono i malati; quella per le strutture, invece, resta il punto interrogativo più grande.

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