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Ritardi su Zes Unica e Transizione 5.0, Turco: «Imprese in ginocchio. Ennesimo fallimento del Governo»

«Su Zes Unica e Transizione 5.0 il Governo Meloni sta consumando l’ennesimo fallimento di politica industriale». Lo afferma il vice presidente del Movimento 5 stelle, senatore Mario Turco, che è anche componente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.

Per Turco «tra ritardi, incertezze e lungaggini burocratiche» misure che erano state annunciate come «decisive per rilanciare investimenti, innovazione e competitività» si stanno trasformando «in un ostacolo per migliaia di imprese».

Il vice presidente del Movimento 5 stelle sottolinea che «le aziende non possono continuare ad aspettare tra decreti tardivi, procedure complesse, passaggi amministrativi farraginosi e tempi indefiniti». Un «caos», prosegue Turco, che «sta producendo effetti pesantissimi sulla programmazione degli investimenti, sulla liquidità delle imprese e sulla fiducia del sistema produttivo, soprattutto nel Mezzogiorno, dove la Zes Unica avrebbe dovuto rappresentare una leva straordinaria di sviluppo e non l’ennesima occasione sprecata».

Per il senatore pentastellato «su Transizione 5.0 il Governo ha venduto propaganda, ma alle imprese ha consegnato incertezza. Sulla Zes Unica ha promesso una corsia veloce per attrarre investimenti al Sud, ma la realtà che emerge è quella di una macchina lenta, confusa e incapace di dare risposte nei tempi richiesti dall’economia reale».

Si tratta, continua Turco, della «fotografia di un esecutivo che preferisce gli annunci ai risultati. Il punto politico è chiarissimo: quando lo Stato annuncia incentivi e poi non riesce a renderli pienamente certi, semplici ed efficaci, non sta aiutando il sistema produttivo, lo sta danneggiando».

Investimenti rinviati, bloccati o ridimensionati per incertezza amministrativa, dice ancora il senatore, sono «un danno concreto per le imprese, per il lavoro e per i territori. Le piccole e medie imprese sono quelle che stanno pagando il prezzo più alto di questa incapacità del Governo. Sono loro ad avere meno margini per reggere ritardi, rinvii e continue modifiche operative. Ed è inaccettabile che proprio chi produce, assume e tiene in piedi l’economia reale venga lasciato ostaggio di una burocrazia inefficiente e di una gestione politica approssimativa».

Rivolgendosi al Governo, Turco lo invita a smetterla di «nascondersi dietro la propaganda e dica con chiarezza al Paese quanti investimenti risultano effettivamente sbloccati, quanti crediti sono realmente fruibili, quali procedure sono ancora ferme e quali tempi intenda garantire per superare i ritardi accumulati».

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