Reparti pieni, pazienti sempre più anziani e personale insufficiente. Lasciano poco spazio a dubbi i dati sulla Medicina interna in Puglia, elaborati dalla Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti (Fadoi). Nella regione, il sistema ospedaliero si trova a fare i conti con una pressione ormai strutturale: attualmente, oltre 7 ricoverati su 10 hanno più di 70 anni e convivono con una media di oltre 4 patologie. Un cambio di paradigma evidente, che trasforma questi reparti in veri snodi della gestione della cronicità e dell’urgenza. Non più semplici aree di degenza, insomma, ma luoghi ad alta complessità clinica. Una situazione che, per il 65 per cento degli specialisti, richiede livelli di assistenza medio-alti o elevati.
Eppure, paradossalmente, la Medicina interna continua spesso a essere considerata a bassa intensità assistenziale, con conseguenze dirette sulla dotazione di personale. In Puglia manca circa il 17 per cento dei medici e il 15 per cento degli infermieri. Una carenza che si traduce in turni gravosi e in una crescente difficoltà a garantire standard adeguati di cura. Sul fronte organizzativo, la situazione è altrettanto critica.
Stando al report della Federazione, il tasso di occupazione dei posti letto sfiora il 97 per cento e nel 47 per cento dei reparti si registrano condizioni di overbooking. In pratica, i pazienti vengono ricoverati oltre la capienza prevista, con soluzioni tampone che diventano routine.
A cascata, il problema si riversa nei Pronto soccorso. Il fenomeno del boarding, ovvero la permanenza prolungata dei pazienti in attesa di un posto letto, è ormai diffuso. Nell’88 per cento dei casi viene giudicato di entità almeno media o grave. Un segnale evidente di un sistema che fatica a garantire flussi regolari tra emergenza e degenza. Non meno rilevante è il nodo del territorio. Quasi il 29 per cento dei ricoveri, secondo lo studio, potrebbe essere evitato con una presa in carico più efficace fuori dall’ospedale. Un dato che riapre il tema del rafforzamento della medicina territoriale.
«La presa in carico dovrebbe iniziare già in Pronto soccorso, con un’area medica di accoglienza – spiega il presidente regionale della Federazione, Salvatore Lenti – è fondamentale gestire i pazienti acuti nelle aree sub intensive della Medicina interna, valorizzando il ruolo strategico di questi reparti». Le criticità non riguardano solo la Puglia, tuttavia, nel Mezzogiorno assumono dimensioni più marcate. Qui, il sovraffollamento e la carenza di risorse rendono ancora più fragile l’equilibrio del sistema sanitario. Il risultato è un circuito sotto stress, in cui la Medicina interna diventa il punto di caduta di tutte le fragilità: quelle dei pazienti, sempre più anziani, e quelle di un’organizzazione che spesso fatica a tenere il passo.









