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Regione Puglia, nomina di Emiliano a consigliere: forti critiche dalle opposizioni

Il nuovo corso della Regione Puglia, guidato da Antonio Decaro, si apre nel segno di una durissima polemica politica. Al centro dello scontro ovviamente la nomina dell’ex governatore Michele Emiliano a consigliere giuridico del presidente. Per quanto il primo atto simbolico di Decaro sia stato la riduzione dei consiglieri di gabinetto, passati dai 21 della gestione precedente a 9. L’opposizione contesta il reale valore di questa «sforbiciata».

Secondo Fratelli d’Italia, si tratterebbe di una mossa volta solo a catturare consensi virtuali: «L’annuncio è stato roboante: da 21 consiglieri si passa a solo nove… allo stesso prezzo! Si tratta chiaramente di un’operazione di facciata: una bella sforbiciata, ma che sulle casse regionali pesa uguale, ma in cambio fa prendere tanti like sui social». Ovviamente, la nomina più discussa è quella di Emiliano. Se per Fratelli d’Italia si tratta del recupero dello «scontento numero uno in Puglia», piazzato in un ruolo di «sottogoverno neppure previsto negli organigrammi», per Forza Italia la lettura è ancora più radicale. I sei consiglieri regionali berluscones definiscono l’incarico un «capolavoro di cinismo politico».

Secondo gli azzurri, la nomina a consigliere giuridico sarebbe lo strumento per neutralizzare politicamente l’ex Presidente: «Decaro perfeziona il progetto di esclusione del suo predecessore da ogni partecipazione attiva al governo della Regione. E lo fa con una pacca sulla spalla, senza, però, prendere le distanze dall’esperienza del centrosinistra». Per Forza Italia, l’unico obiettivo di Decaro sarebbe quello di «non essere offuscato da presenze ingombranti e non certo essere interprete della discontinuità che prometteva». Intanto, la nomina di Emiliano nel gabinetto del presidente rimbalza a livello nazionale, proprio quando le cronache sono puntate sul referendum avente per oggetto la riforma della Giustizia.

Secondo Ermes Antonucci, giornalista esperto di cronaca giudiziaria, e storico della magistratura «la nomina dell’ex governatore e magistrato è un potente spot per la campagna referendaria per il sì» alla riforma che prevede la separazione della carriere dei pubblici ministeri da quelle dei magistrati giudicanti e lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura. Questo perché, annota sempre Antonucci, «la disciplina degli incarichi fuori ruolo per i magistrati prevede che il nuovo lavoro sia di interesse per l’amministrazione di appartenenza. Poi c’è un comma beffardo secondo cui il Csm deve valutarne le ricadute sotto il profilo della possibile lesione della immagine di imparzialità e indipendenza del magistrato o del pregiudizio derivante al prestigio della magistratura. L’incarico sarà autorizzato – anticipa sul Il Foglio Antonucci – ma un’agenzia di comunicazione non avrebbe potuto immaginare spot migliore per il Sì».

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