È attesa tra oggi e al massimo domani la proclamazione ufficiale dei 50 consiglieri regionali da parte della Corte d’Appello di Bari. Un passaggio formale, ma decisivo, che segna il secondo atto dell’era Decaro e sblocca la fase più delicata: la composizione della nuova giunta. Solo dopo questo adempimento il neo governatore potrà sciogliere le riserve e nominare gli assessori, mettendo definitivamente in moto la macchina politica e amministrativa della Regione.
Nel frattempo, ieri, appena proclamato Decaro ha convocato la prima riunione tecnica nel suo ufficio. Oggetto un primo provvedimento concreto anti liste d’attesa. A quanto trapela si tratterebbe della proposta di allungare l’orario di lavoro di medici e reparti fino alle 23 durante i fine settimana per sfoltire visite ed esami in stand by. Presenti il capo di gabinetto, Davide Pellegrino, il direttore di dipartimento, Vito Montanaro, la dirigente Ares, Lucia Bisceglia.
Tornando alla squadra degli assessori il dossier è all’attenzione dell’ex sindaco di Bari che ha deciso di strozzare il dibattito politico con i partiti per arrivare subito alle designazioni recuperando così i 45 giorni di ritardo dal voto. Una scelta che punta a evitare veti incrociati e logoranti trattative, ma che inevitabilmente rischia di scontentare più di un alleato. La legge regionale stabilisce dieci assessori, di cui otto scelti tra i consiglieri eletti e solo due esterni. Dentro questi vincoli Decaro prova a far quadrare il cerchio degli impegni assunti in campagna elettorale: equilibrio di genere, rappresentanza dei territori e profili di comprovata competenza. Nella distribuzione delle caselle, il Pd – primo partito della coalizione – è destinato a recitare un ruolo centrale, con quattro o cinque assessorati e la presidenza del Consiglio regionale. Due posti dovrebbero andare alla lista civica «Decaro Presidente», uno al Movimento 5 Stelle e uno a «Per la Puglia».
Ma lo schema teorico si scontra con il nodo politico più sensibile: la collocazione di Michele Emiliano. L’ex governatore, secondo gli accordi, dovrebbe rientrare in giunta come assessore esterno. Le deleghe ipotizzate oscillano tra legalità e grandi crisi industriali, con Taranto e l’ex Ilva sullo sfondo, ma la sua presenza rischia di rimescolare gli equilibri e comprimere gli spazi per altri big rieletti. Ed è proprio qui che la partita si fa più complessa. Sullo sfondo aleggia l’ipotesi di esclusioni eccellenti, che hanno già prodotto malumori e resistenze. La presidente uscente del Consiglio regionale Loredana Capone e il vicepresidente della giunta Raffaele Piemontese restano nomi pesanti, difficili da tenere fuori senza conseguenze politiche. In particolare Piemontese, forte di consenso e radicamento territoriale, non sembrerebbe disposto a un passo indietro silenzioso.
Le tensioni interne al Pd sono il vero banco di prova della leadership di Decaro, chiamato a dimostrare di saper decidere anche quando il prezzo politico è alto. Per chiudere il cerchio, il governatore starebbe valutando sacrifici dolorosi anche nel suo perimetro più stretto. Non sarebbero al riparo nemmeno i fedelissimi, come il consigliere regionale Francesco Paolicelli, a conferma che la logica delle scelte potrebbe seguire più i numeri che le appartenenze personali.
Restano comunque in campo i nomi circolati nelle ultime settimane: Donato Pentassuglia resta accreditato per la sanità, mentre nel Pd continuano a essere spendibili le carte di Elisabetta Vaccarella e Debora Ciliento. La presidenza del Consiglio regionale, che dovrebbe restare in quota dem, è una partita a sé, contesa tra Toni Matarrelli e lo stesso Piemontese, qualora dovesse restare fuori dalla giunta.Nel Movimento 5 Stelle i radar sono puntati sulla tarantina Anna Grazia Angolano, con Rosa Barone pronta a subentrare e Cristian Casili come variabile politica.
Anche Per la Puglia rivendica spazio, con Sebastiano Leo in prima fila, mentre la lista Decaro Presidente dovrebbe esprimere almeno una figura femminile. Quanto agli assessori esterni, uno sarebbe indicato da Avs, mentre il ritorno di Emiliano appare sempre più probabile, con una delega pesante e simbolica.L’unico tassello che sembra già avviato verso una definizione riguarda il sottogoverno. Vanni Marzulli, attuale presidente di Amgas Bari, è dato in forte ascesa per la guida di PugliaPromozione, la strategica agenzia del turismo regionale. Un cambio che segnerebbe la fine di una lunga gestione targata Emiliano e rappresenterebbe il primo vero segnale di discontinuità. Un antipasto di quella che Decaro promette sarà una nuova stagione, chiamata ora a trasformare annunci e buone intenzioni in scelte politiche concrete.










