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Regione Puglia, i candidati esclusi vanno avanti: ricorsi già presentati

Le porte del Consiglio regionale si sono chiuse, ma la partita giudiziaria è tutt’altro che finita. Tecnicamente, gli spiragli per i candidati esclusi di rientrare in aula attraverso la giustizia amministrativa sono pochi, ma sufficienti ad alimentare una nuova stagione di ricorsi e polemiche. Il verbale di proclamazione potrà essere impugnato davanti al Tar con…
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Le porte del Consiglio regionale si sono chiuse, ma la partita giudiziaria è tutt’altro che finita. Tecnicamente, gli spiragli per i candidati esclusi di rientrare in aula attraverso la giustizia amministrativa sono pochi, ma sufficienti ad alimentare una nuova stagione di ricorsi e polemiche. Il verbale di proclamazione potrà essere impugnato davanti al Tar con il rito elettorale, una procedura accelerata che, sulla carta, dovrebbe garantire decisioni rapide e che tradizionalmente favorisce l’accesso alla tutela giurisdizionale.

La sostanza, però, racconta una storia diversa. Le speranze sono ridotte al lumicino per le liste che non hanno superato la soglia di sbarramento. Il nodo è noto: il calcolo dell’asticella avviene sui voti del candidato presidente e non su quelli delle singole liste. Un’impostazione contestata da anni e già portata davanti ai giudici cinque anni fa, con un doppio stop arrivato prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato. Un precedente pesante, che rende quasi velleitari nuovi assalti su questo fronte. Resta invece aperta – ed è qui che si concentrerà il vero contenzioso – la questione dell’assegnazione dei seggi alle province nella ripartizione maggioritaria.

La legge elettorale pugliese è tutt’altro che cristallina e l’interpretazione dovrebbe essere ancorata a una sentenza del Consiglio di Stato del 2021. Proprio su questo terreno si muovono i ricorsi annunciati, con una mappa di esclusi che attraversa trasversalmente schieramenti e territori. Il caso più eclatante è quello dell’assessore uscente al Turismo, Gianfranco Lopane, rimasto fuori per appena otto voti: per lui il riconteggio delle schede è una strada obbligata.

Nel Pd resta sospesa la partita tra Bat e Lecce, con il seggio assegnato a Giovanni Vurchio, ma rivendicato dall’uscente Sergio Blasi. Nella lista «Decaro Presidente» è scontro aperto tra Giulio Scapato, a Foggia, e Francesca Bottalico, a Bari. Sul fronte opposto, Fratelli d’Italia reclama un seggio nel collegio barese per Domenico Damascelli, che ieri ha annunciato e depositato il ricorso preannunciato via social. Parole durissime, le sue, che trasformano la vicenda giuridica in un caso politico. Damascelli parla apertamente di una «mancata proclamazione incomprensibile», rivendica le 10.675 preferenze ottenute e denuncia una distorsione democratica. E rilancia: quinto candidato più votato di Fratelli d’Italia in tutta la Puglia, ma fuori dal Consiglio. Una contraddizione che, a suo dire, merita battaglia «fino in fondo».

Sugli scudi nel Pd anche Lucia Parchitelli, esclusa nel collegio di Bari nonostante oltre 23mila preferenze. Anche lei è pronta a valutare le «carte bollate» e parla senza mezzi termini di una battaglia di civiltà democratica. «Il voto dei cittadini deve contare, sempre», scrive la vicesegretaria regionale dem. Una stortura che, secondo Parchitelli, impone una riflessione urgente e non più rinviabile. In attesa dei ricorsi al Tar, una cosa è certa: la nuova legislatura pugliese nasce sotto il segno del contenzioso.

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