Si avvicina l’ora X per Antonio Decaro. Il 7 gennaio la Corte d’Appello proclamerà ufficialmente il nuovo presidente della Regione Puglia e, a stretto giro, l’ex sindaco di Bari scioglierà le riserve annunciando la prima giunta del suo mandato. I giochi, in realtà, sono chiusi da giorni. Tanto che Decaro si è concesso qualche giorno di pausa, segnale eloquente di un cantiere politico ormai definito nei suoi snodi principali. Il passaggio più delicato è stato quello legato a Michele Emiliano. La mediazione è avvenuta direttamente a Roma, con il via libera della segretaria Pd Elly Schlein, che ha chiesto il rispetto dell’intesa siglata in estate, quando il presidente uscente accettò il passo di lato imposto dal partito. Un patto che ora si traduce in un ruolo di primo piano per Emiliano nella nuova architettura di governo regionale.
Gli altri fronti
Altro dossier sensibile quello di Alleanza Verdi e Sinistra, rimasta fuori dal Consiglio per la soglia di sbarramento. Anche qui Decaro ha scelto la linea dell’inclusione, coerente con l’impianto del campo largo nazionale. Nessuna esclusione traumatica, dunque, ma un equilibrio politico che tenga dentro tutti gli alleati strategici. A pagare il prezzo più alto rischiano di essere i Popolari di Gianni Stea: numeri simili ad Avs, ma minore peso politico nello schema complessivo. La civica, assicurano fonti di maggioranza, sarà comunque recuperata in altre forme. Sul fronte delle deleghe, il Partito democratico si prepara a incassare quattro assessorati e la presidenza del Consiglio regionale. Alla Sanità dovrebbe andare Donato Pentassuglia, decano dell’assemblea e figura di garanzia, forte di una lunga esperienza e di un rapporto consolidato con Decaro. Un ritorno a un profilo politico solido per una delega cruciale, dopo anni di gestione fortemente personalizzata. Il vero baricentro politico della giunta, però, sarà il dossier economico. Crisi industriali, politiche del lavoro e partite strategiche – a partire dall’ex Ilva – dovrebbero finire nelle mani di Emiliano. Una scelta che ha il sigillo della segreteria nazionale Pd e che risponde all’esigenza di tenere insieme continuità e cambio di fase: l’ex governatore resterà in campo, ma con un perimetro operativo più definito.
Le incertezze
Nel risiko democratico non è certa la conferma dell’uscente Raffaele Piemontese, più certa Debora Ciliento, area Boccia. Loredana Capone, presidente uscente del Consiglio, vorrebbe un incarico assessorile, ma potrebbe barattarlo in cambio di una candidatura alle politiche nel 2027. Fra i papabili Elisabetta Vaccarella grazie all’exploit elettorale e alla vicinanza all’onorevole Marco Lacarra.
In Salento Stefano Minerva, forte di un risultato elettorale importante e del ruolo nel Pd pugliese. Francesco Paolicelli, recordman di preferenze nel Barese, resta sospeso tra Agricoltura e presidenza del Consiglio regionale: una scelta tutt’altro che tecnica, perché dalla seconda opzione dipenderebbe la stabilità dell’aula e la capacità di Decaro di governare senza imboscate procedurali. Per le liste del presidente emergono due profili femminili: Grazia Starace, destinata alla Cultura, e Silvia Miglietta, accreditata al Welfare. In quota Avs, dopo i contatti diretti tra Nicola Fratoianni ed Elly Schlein, prende corpo il nome di Anna Grazia Maraschio; più defilata l’ipotesi Ines Pierucci, che confermerebbe comunque una scelta interna al mondo vendoliano.
La lista «Per» oscilla tra Saverio Tammacco e Sebastiano Leo. Nei Cinque Stelle è derby territoriale tra Rosa Barone e Annagrazia Angolano in cui potrebbe inserirsi un terzo incomodo, il rieletto Cristian Casili. Per Decaro la composizione della giunta è una corsa a ostacoli: tenere insieme equilibri nazionali e territoriali, placare le correnti del Pd, valorizzare i grandi bacini di consenso – come Brindisi, che ha espresso un campione di preferenze come Toni Matarrelli – e garantire, soprattutto, una squadra operativa fin dal primo giorno. Ai dieci assessori si affiancherà uno staff politico-amministrativo già collaudato, con alcune conferme e una nuova figura dal forte valore simbolico per il Pd pugliese. Il segnale è chiaro: la fase due è già iniziata.










