«Decaro deve decidere in fretta se ritirare il veto su Vendola affinché si possa passare alla videata successiva». La frase, affidata a un esponente del Pd, vicino a Elly Schlein, fotografa lo stato dell’arte sul caso Puglia: il Partito democratico è in pieno pressing sull’ex sindaco di Bari perché tolga l’ostacolo più ingombrante dal tavolo del centrosinistra. L’alleanza con Avs, infatti, è appesa al filo della candidatura di Nichi Vendola in Consiglio regionale: senza il leader di Sinistra italiana, Avs è pronta a voltare le spalle al campo largo. Da qui l’imbuto politico creato dal veto di Decaro, considerato ormai insostenibile dai vertici dem. Per i dirigenti più vicini a Schlein, si voglia o no, quell’argine deve cadere se si vuole tenere in piedi il Campo largo. Decaro per ora non parla. Ieri, a Gravina, ha presentato il suo libro «Vicini», evitando ogni riferimento alla vicenda pugliese.
Ma il tempo stringe: o l’ex sindaco rinuncia alla corsa, restando a Bruxelles, oppure dovrà aprire alla candidatura di Vendola come contropartita utile a sigillare il patto di coalizione. L’ex governatore, dal canto suo, non arretra. Dal palco di Bisceglie, poche sere fa, ha minimizzato il caso: «Non lo considero un veto – ha detto – e credo sia difficile un passo indietro da parte mia, sono abituato ad andare avanti. È una discussione che impropriamente tira in ballo me. Riguarda piuttosto questioni interne al Pd». Poi l’affondo, senza nominare Emiliano: «Serve discontinuità che invoco da anni. Il centrosinistra dev’essere uno spazio di trasparenza e cambiamento, non accettare mai le dinamiche opache del trasformismo». Un chiaro riferimento alla pratica di cooptare pezzi di centrodestra, più volte imputata a Emiliano.
Il nuovo scenario che prende forma, dunque, sarebbe quello di un Decaro candidato presidente con Vendola in lista e l’esclusione del governatore uscente. Ipotesi tutta da verificare, perché difficilmente Emiliano accetterà di farsi da parte. Intanto, però, il fronte interno al Pd resta teso e il quadro politico pugliese si complica di ora in ora. A gettare altra benzina sul fuoco è arrivato il presidente campano Vincenzo De Luca. Pur senza nominarlo, ha sparato alzo zero definendo il dibattito pugliese un «cabaret politico». Poi il colpo diretto: «C’è un ipotetico candidato che pone veti, evidenziando anzitutto maleducazione (politica n.d.r). Io non mi permetterei mai, decidono i cittadini, non i cacicchi di Roma». Il governatore campano ha bollato come ridicola la posizione dell’ex sindaco di Bari: «Vendola non è del Pd, ma di un altro partito, eppure ha rappresentato una svolta amministrativa in Puglia. Chi teme che altri gli facciano ombra confessa la propria inconsistenza politica». Per chiarire il concetto, De Luca si è citato in terza persona: «Provate a immaginare De Luca che pone veti per non essere messo in ombra… piuttosto me ne andrei a casa». E ha tirato fuori un passo di Gramsci sulla «logica del grande uomo e del cameriere»: fare il vuoto intorno per emergere». «In qualche caso – ha chiosato – manca anche il grande uomo, c’è solo la politica politicante.
Il quadro resta quindi fluidissimo, ma con un’unica certezza: la patata bollente è ormai nelle mani di Antonio Decaro. Tocca a lui sciogliere il nodo Vendola e dire chiaramente se intende restare in Europa o correre per la presidenza. Solo allora lo stallo che paralizza il centrosinistra pugliese da inizio estate potrà sbloccarsi. C’è una deadline già fissata in precedenza, però, in campo: lunedì prossimo.