«Sono disponibile» ha detto, ieri, il sottosegretario alla Salute, Marcello Gemmato, per la candidatura a governatore della Puglia, a margine di un incontro su giustizia e sicurezza a Manfredonia. «Se il contributo mi sarà chiesto per la presidenza della Regione non esiterò a rispondere presente, così come attiene ad una persona diligente che fa politica».
La cosa ha agitato non poco le acque nel centrodestra pugliese. Per altro, non l’ha fatto in una circostanza qualsiasi, ma alla presenza del responsabile nazionale dell’organizzazione di Fratelli d’Italia, Giovanni Donzelli, ovvero uno dei due fiduciari di Giorgia Meloni: colui che esamina i dossier per le prossime elezioni regionali.
Lo stesso che, sempre ieri, a Manfredonia per parlare di sicurezza, ha riaperto la questione delle candidature in Puglia: «Non piantiamo bandierine e non facciamo il gioco dell’oca cercando di cambiare le caselle della maggioranza di centrodestra. Cerchiamo il candidato migliore per questa regione». Nonostante l’affermazione perentoria, però, pare proprio che FdI stia rimescolando le carte delle caselle. Soprattutto al Sud dove su tre postazioni – Puglia, Calabria e Campania) – il partito della presidente Meloni intenderebbe incassarne almeno una.
Di qui la dichiarazione di Gemmato che servirebbe anche a contrattare e scambiare posizioni nello scacchiere nazionale del centrodestra per far quadrare i conti.
Così, in Puglia, l’appuntamento già fissato fra Gemmato, il coordinatore regionale di Forza Italia, Mauro D’Attis e il responsabile regionale della Lega, Roberto Marti, non si è più tenuto. A riprova che qualche fibrillazione negli equilibri sulle candidature nel centrodestra c’è.
In primo luogo – giurano le gole profonde da Roma – è sempre più diffusa la voce che, soprattutto per il Veneto, dove sembra che FdI voglia rinunciare ad esprimere il candidato presidente in favore della Lega, si arrivi ad una decisione solo dopo che verranno aperte le urne nelle Marche e cioè lunedì 29 settembre e a scrutinio concluso.
D’altronde, «da anni le campagne elettorali durano un mese e mezzo per risparmiare tempo, energie e soprattutto denaro. Quindi, non c’è fretta», spiegano dal centrodestra scoprendo, però, fibrillazioni negli accordi.
In seconda istanza, appare sempre più chiaro che il centrodestra in Puglia aspetti l’implosione del centrosinistra. «A quel punto tutto cambierebbe», assicurano i Fratelli d’Italia. Intanto, nella partita nazionale, oltre a Francesco Acquaroli (FdI), governatore uscente in corsa nelle Marche, con la rinuncia in Veneto a favore del Carroccio, il partito della presidente Meloni potrebbe rivendicare una o due regioni delle tre del Sud prossime alle urne.
Roberto Occhiuto di Forza Italia, anch’egli presidente uscente, è formalmente candidato presidente in Calabria, dove può contare, da ieri, su un sondaggio Emg/Masia che ipotizza per lui il 60 per cento dei consensi a fronte del 37 per cento che potrebbe raccogliere il pentastellato, Pasquale Tridico, candidato del centrosinistra.
Mentre in Campania, il responsabile della Zes unica del Mezzogiorno, Giosy Romano, civico, è ancora in corsa, così come l’esponente di Noi Moderati, Mara Carfagna, insieme al viceministro degli Esteri, Edmondo Cirilielli, meloniano, il quale – se dovesse cedere il passo – farebbe restare solo la Puglia come ultima chance per FdI. E, a quel punto, la Puglia potrebbe uscire dal portafoglio di FI ed entrare in quello della Fiamma, riportando così l’orologio della politica a quegli anni Novanta, quando la regione era il feudo di Pinuccio Tatarella. Di conseguenza, «quel gioco delle bandierine» che Donzelli, dice di «non voler riaprire», riporterebbe tutti i partecipanti a tornare alla casella di partenza, ripartendo dal via come nel gioco dell’oca.