Come ampiamente prevedibile, si è aperta la guerra dei seggi per il nuovo Consiglio regionale pugliese. A pochi giorni dalla proclamazione ufficiale del presidente eletto, Antonio Decaro, da parte della Corte d’Appello – cui seguirà quella dei 50 consiglieri – il clima politico si è già surriscaldato. Sul tavolo non ci sono solo equilibri e geometrie d’aula, ma la legittimità stessa dell’attribuzione dei seggi così come certificata dal Viminale. Il primo atto formale è arrivato dal consigliere regionale uscente e capogruppo di «CON», Alessandro Leoci. Candidato nella lista «Avanti Popolari», Leoci ha depositato una memoria all’Ufficio centrale elettorale della Corte d’Appello di Bari nell’ambito del procedimento relativo alle elezioni regionali del 23 e 24 novembre scorsi.
Un’iniziativa che mira a bloccare la corsa verso la proclamazione definitiva, chiedendo una verifica puntuale delle operazioni di attribuzione dei seggi sulla base dei dati pubblicati dal portale ministeriale Eligendo. La memoria non entra nel dettaglio tecnico delle questioni giuridiche, ma richiama principi cardine dell’ordinamento democratico che, a giudizio del ricorrente, risulterebbero compromessi. Al centro vi sono la rappresentatività democratica, che impone una corrispondenza reale tra consenso elettorale e seggi assegnati; l’uguaglianza del voto, che esclude effetti distorsivi o discriminatori; la libertà e personalità del voto, con particolare riferimento al voto disgiunto; e infine la certezza del diritto, che richiede regole chiare, prevedibili e coerenti con la Costituzione.
Proprio sul voto disgiunto si concentra uno dei passaggi più delicati della memoria: secondo Leoci, l’utilizzo di questo strumento avrebbe contribuito a «gonfiare» il risultato del presidente Decaro, innalzando artificialmente la soglia di riferimento e producendo effetti a cascata sull’assegnazione dei seggi alle liste. Una distorsione che, sempre secondo il ricorrente, impone un controllo rigoroso prima della proclamazione degli eletti. La fase procedurale, del resto, lo consente.
Non essendo ancora intervenuta la proclamazione ufficiale, l’Ufficio centrale elettorale mantiene pieni poteri di verifica, controllo e rettifica, anche alla luce di verbali arrivati in ritardo o affetti da errori materiali. «Non è una battaglia personale né politica – chiarisce Leoci – ma una richiesta di trasparenza e rispetto delle regole, a tutela degli elettori e della qualità della nostra democrazia». In via subordinata, la memoria preannuncia il ricorso agli ulteriori strumenti di garanzia previsti dall’ordinamento. E non sarà un caso isolato. Dopo la proclamazione ufficiale potrebbero arrivare altri ricorsi, in una vera e propria corsa contro il tempo.
Mentre la Corte d’Appello di Bari procede al ricalcolo, i legali dei candidati rimasti fuori dal Consiglio regionale preparano le carte bollate. Nel mirino finiscono i verbali ufficiali e l’interpretazione della legge elettorale. Il caso politicamente più clamoroso è quello di Lucia Parchitelli, consigliera uscente del Partito democratico: oltre 23 mila preferenze personali, ma nessun seggio. Un unicum, sostengono i suoi avvocati, tra le dieci Regioni andate al voto. Sotto accusa il premio di maggioranza: la norma, secondo questa lettura, non avrebbe previsto uno scenario come quello registrato in Puglia, con una vittoria del centrosinistra oltre il 60 per cento. Da qui la richiesta di portare i seggi della maggioranza da 29 a 32, riducendo quelli delle minoranze e consentendo il rientro in aula della stessa Parchitelli e di altri due consiglieri.
Ricorsi pronti anche da AVS e Popolari, esclusi dalla soglia di sbarramento. Entrambe le forze sostengono di aver superato il 4 per cento, ma contestano il metodo di calcolo: la soglia sarebbe stata applicata sui voti ai candidati presidenti e non sul totale dei voti di lista. A rendere il quadro ancora più incerto ci sono infine tre seggi contesi. Nel Pd balla un posto tra BAT e Lecce, assegnato a Giovanni Vurchio, ma rivendicato dall’uscente Sergio Blasi. Nella lista «Decaro Presidente» è sfida aperta tra Giulio Scapato a Foggia e Francesca Bottalico a Bari.
Nel centrodestra, Fratelli d’Italia reclama un seggio a Bari per Domenico Damascelli, che potrebbe scalzare Napoleone Cera della Lega. Se la Corte d’Appello non interverrà in modo risolutivo, la parola passerà ai giudici amministrativi. E la nuova legislatura pugliese rischia di aprirsi non in aula, ma direttamente nelle aule di tribunale.










