Restare o fuggire? That is the question, direbbe Amleto. Eppure, nonostante la sua perizia in materia, il celebre eroe shakespeariano stavolta peccherebbe di incompletezza. Alla prima domanda, infatti, è letteralmente agganciata una seconda, un’appendice inseparabile dal tutto: restare o fuggire, sì, ma da chi? È il caso dell’ultimo romanzo di Lorenza Gentile, affermata scrittrice della scuderia Feltrinelli con svariate traduzioni all’estero: La volta giusta, com’è il titolo, è tutta qui, in una donna che non sa se restare o fuggire da sé stessa, prima ancora che da un luogo specifico. Ne ha parlato l’autrice nel corso di un mini tour che nei giorni scorsi ha attraversato la Puglia: Manfredonia e Foggia l’1 e il 2 aprile, Brindisi il 3, per poi sconfinare in Basilicata, ieri in quel di Matera.
Sempre da meno
Protagonista del libro è Lucilla e «La volta giusta» è una sorta di mantra per lei. «Ed è anche la frase guida – spiega l’autrice – che mi sono ripetuta in mente durante la stesura di questo libro il quale, come tutti i miei romanzi, è nato già con il titolo ben impresso. Lucilla, d’altronde, è una donna che si sente sempre da meno, inadeguata, a cominciare da quel sei meno preso a scuola che sembra averle condizionato la vita. È cresciuta, ha superato i trenta, eppure, vive con l’idea di non essere mai abbastanza. Nonostante questa fragilità, malgrado i tanti fallimenti, è una donna che ci ha sempre provato e che ancora ci prova: per lei, anzi, è sempre la volta giusta».
La tragedia
A cominciare dall’uomo dei sogni, almeno in apparenza. L’innesco è proprio lì: Enrico sembra quello giusto, insieme vincono un bando per gestire una locanda in un «Comune polvere», uno di quei paesini a rischio di spopolamento, sulle Alpi Marittime, milleduecento metri di altitudine. Sembra l’occasione ideale, la volta giusta, manco a dirlo. Quindici anime, più due. Peccato che una sia in ritardo; anzi: non verrà mai.
«Nella mia testa avevo una montagna – racconta ancora Lorenza Gentile – e una comunità molto particolare, avevo una sfida per “lei” e un “lui” che non sarebbe mai arrivato: nel libro, questa fregatura si percepisce sin dalle prime pagine e il lettore lo capisce subito, l’unica che sembra non volerlo capire è proprio Lucilla. Per lei, inizialmente tutto sembra una tragedia: non sa niente di montagna, il telefono non prende, non conosce nessuno e deve gestire una locanda senza sapere da dove cominciare».
Sintesi personale
E invece, tragedia non sarà. Piuttosto, una rinascita dal di dentro per una donna che ha sempre vissuto proiettata verso l’esterno, pensando – e forse sperando – che la svolta potesse arrivare soltanto dalla finestra. Per dirla con Lorenza Gentile: «Lucilla è sempre stata subordinata allo sguardo degli altri, ha cambiato tanti fidanzati, ha cambiato lavoro, casa, modo di parlare e persino partito politico, andando avanti con la cattiva convinzione che la volta giusta debba sempre arrivare da fuori». Quest’ultima, invece, è quando troviamo il nostro posto nel mondo: in questi casi, giusto e sbagliato perdono di senso e tutto, capirà Lucilla, diventa una questione di sintesi personale. La volta giusta, scoprirà infine la protagonista di questo romanzo, arriva quando meno te l’aspetti. Proprio come l’amore.