Categorie
Politica Puglia

Regione Puglia, un aiutino ai furbetti dell’acqua sperando nella loro redenzione

Slitta la sanatoria dei pozzi abusivi in Puglia e si riaccende lo scontro politico su una delle norme più controverse della legislatura. A pochi giorni dalla scadenza del 24 febbraio fissata dalla legge regionale n. 7/2025, la giunta della Regione Puglia ha varato un nuovo intervento che rinvia al 31 ottobre 2026 il termine per regolarizzare le utenze non riconosciute. Differiti anche gli altri adempimenti: la comunicazione dei consumi irrigui slitta al 30 giugno 2026 e il pagamento del canone di concessione al 30 settembre. Il provvedimento punta a favorire l’emersione delle perforazioni illegali (i furbetti dell’acqua) e a rafforzare la governance delle risorse idriche, in un territorio segnato da un massiccio sfruttamento delle falde. Secondo stime, sarebbero oltre 140mila i pozzi abusivi presenti in Puglia, con una concentrazione elevata soprattutto nel Salento e conseguenze rilevanti sul piano ambientale, dalla salinizzazione delle falde al deterioramento del sottosuolo.

La legge regionale n. 7/2025 introduce un sistema più stringente di controlli e obblighi per l’utilizzo delle acque sotterranee e superficiali, imponendo autorizzazioni, contatori e comunicazioni periodiche dei prelievi. Per l’apertura di un nuovo pozzo si stimano costi iniziali fino a 1.500 euro tra analisi delle acque, installazione dei misuratori e perizie tecniche, mentre sono previste sanzioni per l’inosservanza degli adempimenti, tra cui una multa di 360 euro per la mancata comunicazione dei consumi. La giunta difende l’impianto della riforma come passaggio necessario per affrontare la crisi climatica e l’emergenza idrica. «La legge rappresenta un salto di qualità nella tutela e nella gestione delle nostre risorse idriche», ha dichiarato l’assessore alla Mobilità e Demanio, Raffaele Piemontese, sottolineando che la Regione intende dotarsi di strumenti moderni per garantire un uso sostenibile dell’acqua e una pianificazione più efficace della risorsa.

Sulla stessa linea l’assessore all’Agricoltura, Francesco Paolicelli, che ha ribadito la necessità di accompagnare le imprese in una fase di adeguamento complessa senza scaricare costi eccessivi sui produttori, rafforzando al tempo stesso la certezza delle regole. Il differimento dei termini è stato presentato come misura di gradualità, con un regime transitorio per il calcolo della quota variabile del canone nel primo anno e senza applicazione delle maggiorazioni legate alle condizioni ambientali. Il dispositivo chiarisce, inoltre, i criteri per eventuali incrementi del canone e introduce strumenti digitali per la gestione telematica delle pratiche, con l’obiettivo di migliorare il monitoraggio dei prelievi e la conoscenza del patrimonio idrico regionale.

Ma sul territorio resta forte la protesta del mondo agricolo e delle opposizioni, che accusano la norma di trasformarsi in un aggravio burocratico e fiscale per le imprese. Il vicepresidente della Commissione agricoltura, Nicola Gatta, e il capogruppo di Fratelli d’Italia, Paolo Pagliaro, parlano di «prima vittoria» ottenuta con la proroga, ma chiedono modifiche sostanziali alla legge, tra cui la riduzione delle sanzioni, una scala progressiva per gli sforamenti dei limiti di prelievo e una semplificazione delle procedure. Il rinvio deve servire ad aprire un tavolo tecnico per rivedere una normativa ritenuta «punitiva» per il settore.

Lascia un commento Annulla risposta

Exit mobile version