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Puglia, il sindacato medici a muso duro sul 118: «Sarà fuga di massa»

Il sindacato avverte che il nuovo assetto potrebbe provocare una «fuga di massa» dei medici, mentre gli organici sono già ridotti al minimo

Puglia, il sindacato medici a muso duro sul 118: «Sarà fuga di massa»

La tregua sul 118 è già finita. E l’accordo di luglio, che avrebbe dovuto mettere in sicurezza uno dei settori più fragili della sanità pugliese, diventa un nuovo caso politico per la Regione. La Fimmg, Federazione italiana medici, chiede il ritiro della delibera approvata dalla Giunta il 22 settembre e accusa l’esecutivo di aver riscritto unilateralmente l’intesa raggiunta con i sindacati. Sul tavolo non c’è più soltanto una disputa sulle regole: c’è la tenuta stessa del servizio. Il sindacato avverte che il nuovo assetto potrebbe provocare una «fuga di massa» dei medici, mentre gli organici sono già ridotti ai minimi termini: 193 professionisti in servizio a fronte dei 395 ritenuti necessari. Il caso riporta al provvedimento con cui soltanto pochi giorni fa la Regione aveva provato a mettere in sicurezza il sistema dell’emergenza territoriale, stanziando 24 milioni di euro per il 2026.

Più risorse, possibilità di aumentare le ore fino al tetto delle 250 mensili e l’obiettivo dichiarato di rendere economicamente più appetibile il 118, mentre entro fine anno dovrebbe arrivare anche la riorganizzazione complessiva della rete. Ora, però, la Fimmg ribalta la prospettiva. Secondo il sindacato, la delibera avrebbe recepito dell’intesa raggiunta a luglio soltanto la parte economica, «l’unica realmente concordata con le organizzazioni sindacali», inserendo invece unilateralmente tutto il resto. L’accusa è pesante: «Ciò che viene concordato al tavolo viene poi alterato, volutamente, nel testo che approda in Giunta». Un metodo che, secondo la Fimmg, finirebbe per svuotare la contrattazione e il ruolo della stessa delegazione trattante. Nel mirino c’è soprattutto la nuova organizzazione del lavoro. Turni decisi dall’alto, assegnazioni per area, coordinamento accentrato nelle Centrali operative, ore fino a 250 al mese, “debito orario” a carico del professionista e possibilità di utilizzare il medico sull’intero territorio provinciale secondo le esigenze della Centrale. Per la Fimmg si configurerebbe così una sorta di «dipendenza celata» imposta a professionisti che restano invece convenzionati.

Ed è proprio qui che la vertenza sindacale assume una dimensione politica. Perché il nuovo scontro esplode sull’accordo che a luglio Regione e organizzazioni dei medici avevano raggiunto dopo un confronto finalizzato a tamponare una delle emergenze più pesanti della sanità pugliese. L’intesa, operativa dal primo luglio, doveva aumentare l’attrattività del servizio e garantire una distribuzione più equilibrata dei carichi di lavoro. A distanza di meno di tre mesi, quel compromesso rischia invece di saltare. E a rendere più pesante lo scontro sono i numeri messi sul tavolo dalla Fimmg: 193 medici in servizio a fronte dei 395 ritenuti necessari. Meno della metà. Una carenza che rende ancora più delicato l’allarme sulle possibili dimissioni. Il cortocircuito è tutto qui: un intervento costruito per trattenere i medici e attirarne di nuovi viene indicato dal principale sindacato della medicina generale come la possibile causa di ulteriori abbandoni. «Con questo atto, invece di attrarre nuovi professionisti, si spingono via anche quei pochi che restano», avverte la Fimmg, paventando «ricadute drammatiche sull’assistenza ai cittadini pugliesi». Da qui la richiesta: ritirare la delibera e riaprire immediatamente il confronto sulla base di quanto concordato il 9 luglio e delle previsioni dell’Accordo collettivo nazionale.