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Puglia, tra medici e Regione lo scontro resta alto: la Corte dei Conti è in campo

Il confronto parte, ma lo scontro resta sul tavolo. Il primo faccia a faccia tra l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, e le sigle sindacali della medicina generale si apre in un clima carico di tensione, segnato da diffide formali, stato di agitazione proclamato e dall’ombra concreta dello sciopero.

Un incontro definito «distensivo» nei toni, ma che certifica una frattura ancora profonda tra Regione e camici bianchi sulle scelte della giunta Decaro, a partire dal piano per la riduzione delle liste d’attesa e dalla gestione dei rapporti con i medici di base. I sindacati chiedono maggiore condivisione sui provvedimenti che incidono direttamente sull’organizzazione del lavoro e sull’assistenza ai cittadini.

La diffida inviata nei giorni scorsi agli uffici regionali nasce proprio da qui: circolari e delibere adottate senza un reale confronto preventivo. «Siamo stati delegittimati», accusa Antonio De Maria, segretario regionale della Fimmg, spiegando che tutte le sigle restano in stato di agitazione. «Su atti che impattano sul territorio – sottolinea – i sindacati devono essere ascoltati prima. Solo così si evitano effetti negativi come quelli prodotti negli ultimi mesi».

Sul tavolo del confronto restano tutte le principali criticità del sistema: carenza di medici, organici del 118, riorganizzazione dei servizi, appropriatezza prescrittiva di visite ed esami. Prove tecniche di dialogo, ma senza passi indietro sullo strappo più doloroso: la richiesta della Regione di restituire circa 31 milioni di euro percepiti dai medici di medicina generale come adeguamenti contrattuali ritenuti, a posteriori, non dovuti.

Su questo punto la linea dei sindacati è durissima. «Abbiamo dato mandato ai nostri avvocati – dichiara Mariano Cafagna dello Smi – perché crediamo di non dover restituire nulla alla Regione Puglia. Ora lasciamo che la magistratura faccia il suo corso». Una presa di posizione che sposta lo scontro dal piano politico-sindacale a quello giudiziario.

Pentassuglia prova a smorzare i toni e rilancia sul metodo del confronto. «I medici sono l’asse portante del sistema di salute – afferma – il dialogo è serio e di merito. Affronteremo insieme fascicolo sanitario, emergenza-urgenza, carenza di personale e appropriatezza. Servono rispetto reciproco e tavoli tecnici e politici, che partiranno già nei prossimi giorni».

Sulla restituzione dei fondi, l’assessore parla di un «aspetto tecnico endoprocedimentale» ancora da chiarire. Ma sull’ipotesi di una soluzione bonaria piomba ora la tegola della Corte dei Conti, che ha chiesto alla Regione una relazione dettagliata sul contenzioso con con i medici di medicina generale e pediatri di libera scelta. Una richiesta che suona come una sentenza anticipata e che potrebbe ricalcare quanto già avvenuto in Emilia Romagna, dove i giudici contabili hanno dato ragione all’ente pubblico. Il dialogo prosegue, ma lo scontro resta aperto.

L’assemblea dei medici del 14 febbraio dovrà decidere se alzare ulteriormente il livello della protesta. La sanità pugliese, intanto, resta sospesa tra tentativi di conciliazione e una crisi che rischia di esplodere.

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