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Attualità Puglia

Puglia, fino al 2028 previste oltre 200 mila assunzioni nel turismo e ristorazione

Nel quadro delle previsioni occupazionali per il periodo novembre 2025-gennaio 2026, l’indagine del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e del ministero del Lavoro conferma una tenuta della domanda di lavoro delle imprese italiane, pur in un contesto di lieve contrazione complessiva rispetto all’anno precedente. A livello nazionale sono infatti circa 443 mila le assunzioni previste a novembre e oltre 1,3 milioni nel trimestre, segnando una flessione di quasi 12.000 unità su base annua (-2,6%) e di 24.000 nel confronto con lo stesso trimestre 2024 (-1,8%).

Rimane però elevata la difficoltà di reperimento del personale, che interessa quasi il 46% dei profili ricercati. In questo contesto, la Puglia conferma un ruolo significativo nella domanda di lavoro delle imprese meridionali. A novembre 2025, le imprese pugliesi prevedono 27.750 nuove posizioni lavorative per il mese, pari al 6,3% del totale nazionale, e 78.630 posti nel trimestre considerato, il 5,9% del totale Italia.

I dati più aggiornati per dicembre 2025-febbraio 2026 confermano una dinamica analoga: circa 20.670 assunzioni previste per il mese in Puglia (5,9% del totale nazionale) e 75.550 nel trimestre (5,8%), con il traino principale dei servizi e del turismo, che sono tra i settori più dinamici nel Mezzogiorno.

La geografia regionale

Sebbene numericamente rilevante nel contesto nazionale, la Puglia non sfugge alle criticità strutturali che connotano il mercato del lavoro del Mezzogiorno. Secondo dati Eurostat, le regioni meridionali italiane – incluse la Campania, la Calabria e la Sicilia – registrano ancora tra i più bassi tassi di occupazione in Europa. In particolare, la disparità tra Nord e Sud è tra le più marcate nell’Unione europea, con la Puglia che condivide con alcune regioni meridionali un ampio divario occupazionale e di occupazione femminile rispetto alla media europea e nazionale. Il gap emerge anche nei dati strutturali: secondo stime recenti, l’occupazione femminile in Puglia è significativamente più bassa rispetto alla media nazionale, con un divario di genere particolarmente pronunciato nelle regioni meridionali. Politiche attive e strumenti come il Programma nazionale Giovani, donne e lavoro, cofinanziato dall’Ue, cercano di attenuare questi squilibri stimolando l’incontro tra domanda e offerta e incrementando l’occupabilità di profili meno presenti nel mercato.

Confronto altre realtà

Nel confronto diretto con altre regioni del Sud Italia, la Puglia mostra performance di domanda di lavoro più stabili rispetto a territori come Campania e Calabria, ma resta comunque sotto il potenziale espresso, ad esempio, da alcune province campane dove l’analisi Excelsior segnala aumenti significativi di assunzioni nei servizi e nel turismo. Sul medio termine, le previsioni dei fabbisogni occupazionali per il periodo 2024-2028 indicano che la Puglia dovrebbe contribuire con circa 201.300 unità di fabbisogno occupazionale nazionale, pari al 5,2% del totale nazionale.

Questo posizionamento la colloca in linea con altre regioni meridionali, ma ancora lontano dai grandi poli settentrionali, come Lombardia o Lazio, che da soli pesano per oltre il 36% dei fabbisogni complessivi. Le dinamiche settoriali confermano la centralità dei servizi, in particolare turismo e ristorazione, nei flussi di entrata, così come una domanda crescente di competenze tecniche e specialistiche nei servizi avanzati e nel digitale. Tuttavia, le imprese segnalano difficoltà crescenti nel reperimento di profili qualificati, una sfida che rischia di frenare la trasformazione produttiva e tecnologica territoriale.

Mercato inclusivo

I dati Excelsior per il primo trimestre del 2026 mostrano tendenze che suggeriscono un mercato del lavoro ancora robusto, con una domanda che si concentra sui settori dei servizi, del primario e, in parte, dell’industria. Questa dinamica, se opportunamente sostenuta da politiche formative e di matching efficaci, potrebbe contribuire a ridurre gradualmente il divario occupazionale tra Nord e Sud.

Per la Puglia, la sfida resta duplice: da un lato consolidare i progressi fatti negli ultimi anni, dall’altro affrontare nodi strutturali quali la bassa occupazione femminile, la permanenza di una quota elevata di contratti non standard e la necessità di competenze più avanzate. La capacità delle istituzioni regionali e nazionali di coordinare politiche del lavoro, formazione e sviluppo economico sarà determinante per scalare la gerarchia occupazionale del Mezzogiorno nel prossimo quinquennio.

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