Transizione ecologica o conquista selvaggia del territorio? È questo il confronto aperto intorno alla futura legge regionale sulle cosiddette «aree idonee», attesa entro il 23 marzo in consiglio regionale in attuazione delle disposizioni statali. Un provvedimento strategico che punta a individuare le zone idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, nel rispetto degli obiettivi di decarbonizzazione e delle tutele ambientali e paesaggistiche.
Nel corso dell’istruttoria, la Regione ha avviato un percorso di ascolto coinvolgendo per la prima volta 34 associazioni, tutte con pareri depositati ed in fase di valutazione. Tra le osservazioni emerse, alcune organizzazioni hanno chiesto a gran voce il massimo livello di trasparenza nei processi decisionali e nei criteri di individuazione delle aree, al fine di garantire imparzialità e prevenire possibili conflitti di interesse.
La bozza di legge definisce criteri e perimetri per l’individuazione delle aree idonee destinate a impianti solari, eolici e altre fonti rinnovabili, nel rispetto della normativa nazionale e dei vincoli paesaggistici e ambientali. Tuttavia, i tempi stringenti imposti dalla normativa statale riducono i margini di modifica del testo, alimentando scontento tra associazioni, cittadini e operatori del settore. Al centro del confronto anche il tema dell’equilibrio tra sviluppo energetico e tutela del territorio.
L’inserimento di terreni nelle aree idonee può incidere significativamente sul loro valore economico, rendendo necessario un quadro regolatorio chiaro e criteri oggettivi. Proprio su questo punto si concentrano alcune delle principali criticità evidenziate nel dibattito. L’individuazione delle aree potrebbe infatti innescare dinamiche speculative legate all’ingresso di grandi operatori del settore energetico, incluse multinazionali e grandi utility, interessati ad acquisire o opzionare terreni privati destinati alla produzione di energia. In tali contesti, appezzamenti agricoli oggi marginali potrebbero trasformarsi rapidamente in asset ad alto valore, con un incremento significativo dei prezzi e una possibile concentrazione dei benefici economici.
Il coinvolgimento di soggetti industriali di grandi dimensioni rientra nella fisiologia del mercato energetico, ma impone, secondo diversi osservatori, l’adozione di criteri rigorosi e trasparenti per evitare squilibri tra interesse pubblico e iniziativa privata. Il rischio segnalato è quello di una pressione crescente per ampliare il perimetro delle aree idonee o per orientarne la localizzazione, con effetti potenzialmente rilevanti sul tessuto agricolo e paesaggistico. In questo contesto si inseriscono anche proposte politiche orientate a una ulteriore delimitazione delle aree idonee, con l’obiettivo di rafforzare le tutele ambientali e contenere il consumo di suolo, in linea con i principi di pianificazione sostenibile (Tutolo).
Altro punto rilevante riguarda la tipologia degli impianti. La normativa è chiamata a garantire coerenza con gli obiettivi di transizione ecologica, valutando attentamente l’impatto delle diverse tecnologie, anche alla luce delle esigenze di tutela delle risorse naturali e delle attività agricole. Sul piano procedurale, la rapidità dell’iter imposta dalla scadenza nazionale richiede particolare attenzione nel garantire trasparenza, partecipazione e adeguata istruttoria tecnica, elementi fondamentali per assicurare la legittimità e l’efficacia del provvedimento. Tempi compressi, infatti, possono accentuare il rischio di decisioni percepite come poco condivise o sbilanciate o dettate da interesse privato o politico. Infine, il settore energetico, per la sua rilevanza economica, richiede elevati standard di controllo e legalità, già previsti dal quadro normativo vigente, per garantire che gli investimenti si sviluppino nel rispetto delle regole, della trasparenza e producano ricadute positive anche per i territori interessati.










