«La politica deve occuparsi di come ridurre le liste d’attesa negli ospedali e di come far arrivare l’acqua nei campi degli agricoltori». Con queste parole Antonio Decaro ha tracciato la rotta del suo mandato durante il discorso di insediamento per la dodicesima legislatura del Consiglio regionale della Puglia.
Il neo presidente ha scelto di mettere al centro i dati delle emergenze quotidiane dei cittadini, chiedendo un impegno straordinario per invertire la rotta sui servizi essenziali e il contrasto alle disuguaglianze.
La squadra di governo e il «metodo dell’ascolto»
Nel corso della seduta, Decaro ha presentato la nuova Giunta, richiamando ogni assessore alla responsabilità verso i territori.
«Ho scelto di lasciare il mio incarico in Europa per mettermi a disposizione della mia terra», ha spiegato Decaro, sottolineando che l’impegno nelle istituzioni non deve essere una «rendita personale».
«Un luogo di confronto e non un teatro politico»
Il presidente ha rivolto un saluto particolare a Luigi Lobuono, ringraziandolo per la correttezza dimostrata durante la campagna elettorale e offrendo una «piena e totale collaborazione».
Decaro ha ribadito che tutti devono trovare nell’aula un luogo di confronto civile e non un «teatro politico».
L’obiettivo dichiarato è quello di riconquistare la fiducia dei tanti cittadini che hanno scelto l’astensione, puntando su un modello di sviluppo «antifragile» capace di affrontare le grandi crisi: dal conflitto tra salute e lavoro a Taranto, alla rigenerazione del paesaggio salentino devastato dalla Xylella, fino all’inverno demografico che svuota i piccoli comuni.
Le cinque sfide per il futuro
Il programma, definito attraverso mesi di partecipazione con università, sindacati e imprese, si articola su cinque sfide strategiche, illustrate da Decaro al Consiglio regionale con delle slide, che mirano a connettere la «Puglia che corre» con quella che «fatica a tenere il passo».
«Dobbiamo smettere di parlare a noi stessi», ha incalzato Decaro, «e dimostrare con i fatti che la politica non si occupa di posti di potere o di correnti, ma di garantire che i nostri talenti restino qui per costruire il proprio domani». Il mandato quinquennale si apre dunque con un appello all’unità: «Se penseremo solo alla carriera personale, avremo fallito tutti».