Enti e agenzie regionali come isole autosufficienti, spesso impermeabili ai controlli e gelose di una propria autonomia gestionale. Vere e proprie repubbliche autonome che negli anni hanno costruito organici paralleli, aggirando di fatto i confini della macchina regionale. È su questo terreno che si muove il nuovo giro di vite deciso dalla Regione Puglia sul lavoro in somministrazione.
Dopo la stretta su consulenze, presenzialismo a convegni, manifestazioni e trasferte, il capo di Gabinetto del presidente, Davide Pellegrino, firma una nuova direttiva che si inserisce nel più ampio disegno di riorganizzazione dell’apparato regionale. Questa volta i riflettori sono puntati sui procedimenti di assunzione attraverso contratti di somministrazione, il cosiddetto «lavoro in affitto».
Una pratica che, al pari delle short list e delle chiamate dirette, ha prodotto negli anni un surplus di personale, spesso difficilmente giustificabile sul piano funzionale e non di rado ricondotto al circuito degli «amici degli amici». Il quadro emerge da una stima per difetto, incompleta, risalente a giugno 2024 e discussa in Commissione regionale Lavoro: 373 lavoratori interinali impiegati nelle agenzie e negli enti partecipati.
A fare la parte del leone è «Arif», con 249 somministrati, in gran parte operai stagionali utilizzati nelle campagne antincendio. Seguono «Aeroporti di Puglia» con 68 unità, «Puglia Sviluppo» con 30, «Teatro Pubblico Pugliese» con 15 e «Acquedotto Pugliese» con 11. Ma il dato non è esaustivo: all’appello mancano altre strutture, come «ARTI», l’agenzia regionale per l’innovazione. Segno di una frammentazione informativa che rafforza l’idea di enti abituati a muoversi in ordine sparso.
La direttiva è netta: «Il ricorso a forme di lavoro flessibile ha natura eccezionale e, per le amministrazioni pubbliche, deroga ai princìpi di stabilità del rapporto di lavoro, rischiando di creare condizioni di estremo precariato». Un monito che suona come un atto d’accusa verso una gestione disinvolta delle risorse umane.
Per questo la Regione chiede ora una mappatura puntuale: numero dei contratti di somministrazione in essere, modalità di affidamento, oggetto del servizio, progetto collegato, profili professionali, durata dei contratti ed esiti dei controlli su carichi pendenti e casellario giudiziale. E, soprattutto, una regola destinata a cambiare gli equilibri: ogni procedimento assunzionale, anche se già approvato ma non concluso, dovrà essere nuovamente autorizzato. Il messaggio è chiaro: fine dell’autogoverno incontrollato. Le repubbliche autonome sono avvisate. Ora il centro rivuole la regia.