L’asse del pomodoro da industria si sposta prepotentemente sul terreno della competizione globale. L’interrogazione parlamentare presentata da Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, riaccende il dibattito su una filiera che vale 4 miliardi di euro. Oggi questo settore guarda con crescente preoccupazione all’inarrestabile espansione dell’Egitto sui mercati europei, una pressione che in Puglia – e in particolare nel distretto della Capitanata – assume un peso specifico rilevante e allarmante.
Secondo i dati citati, le esportazioni egiziane di derivati verso l’Unione Europea hanno registrato un incremento dell’88% negli ultimi sei mesi del 2025. Tale exploit è alimentato dal «Project New Delta», un piano di sviluppo agricolo nel delta del Nilo che prevede oltre un milione di ettari destinati all’export. Questi numeri suonano come un campanello d’allarme per il Mezzogiorno, dove il «rosso» è il pilastro dell’economia rurale.
Il comparto non è solo una voce statistica, ma una leva fondamentale per l’export agroalimentare pugliese e un tassello chiave della bilancia commerciale. Negli anni, la regione ha investito massicciamente in qualità, tracciabilità e innovazione varietale, costruendo un posizionamento competitivo solido, fondato su standard produttivi elevatissimi e rigidi protocolli di sicurezza alimentare.
In questo scenario, l’ingresso aggressivo nel mercato unico di prodotti a prezzi significativamente inferiori rischia di generare distorsioni insanabili. La redditività aziendale è al limite: competere con chi non deve sottostare agli stessi oneri burocratici e qualitativi mette a rischio anni di investimenti pugliesi nel «bello e ben fatto».
Il cuore pulsante di questo sistema è la Capitanata. Il Tavoliere concentra migliaia di ettari dedicati e ospita una rete fittissima di aziende agricole, cooperative e stabilimenti di trasformazione che rappresentano l’eccellenza tecnologica del settore. In questa terra, il pomodoro non è una semplice commodity, ma un’infrastruttura economica territoriale che garantisce occupazione stabile e stagionale a migliaia di famiglie. L’eventuale pressione al ribasso dei prezzi, in un contesto già duramente segnato dall’aumento dei costi energetici e delle materie prime tecniche, potrebbe tradursi in una paralisi degli investimenti, causando una contrazione sociale e produttiva senza precedenti per l’intera provincia di Foggia.
L’interrogazione di Carloni solleva dubbi non solo sui volumi, ma soprattutto sulla correttezza delle regole del gioco. Le modalità produttive egiziane sarebbero «lontane dagli standard europei», con il sospetto utilizzo di fitofarmaci vietati in Ue, che lascerebbero residui nei derivati pronti al consumo. A queste criticità sanitarie si sommano quelle etiche legate al lavoro minorile e alla manodopera a basso costo. I ministri Francesco Lollobrigida e Orazio Schillaci sono chiamati a rispondere su quali iniziative l’esecutivo intenda adottare per rafforzare i controlli sanitari alle frontiere e tutelare la filiera italiana da pratiche sleali. La difesa della salute del consumatore e della dignità del lavoro sono i punti fermi su cui il governo deve basare la sua azione di contrasto a questo dumping commerciale.