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Politiche migratorie in Puglia, al via il percorso formativo per operatori socio-sanitari

Sono iniziate questa mattina a Foggia le attività formative rivolte agli operatori socio-sanitari della Puglia nell’ambito del progetto Prevenzione 5.0, finanziato con risorse FAMI 2021-2027 (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione). Il percorso formativo, della durata di 85 ore, punta a rafforzare la dimensione transculturale dei servizi socio-sanitari, necessaria per garantire l’equità nell’assistenza, per ridurre le barriere linguistico-culturali e le disuguaglianze di salute che possono derivare da un sistema sanitario che si confronta sempre di più con il tema della diversità.

Il corso prevede due seminari tematici per ognuna delle province pugliesi, cinque moduli di formazione nel capoluogo e quattro incontri di supervisione clinica per i mediatori interculturali. I temi spazieranno dal diritto di accesso alla salute alla psichiatria culturale, dalla salute delle donne migranti, con focus sulla violenza di genere, alle sfide cliniche dell’età evolutiva nei contesti migratori. L’obiettivo del ciclo di incontri è fornire competenze interculturali nella relazione di cura, favorire la comprensione dei modelli culturali di salute, malattia e sofferenza psichica in ottica transnazionale, migliorare la comunicazione clinica con pazienti migranti e minoranze culturali e introdurre l’approccio etno-psichiatrico nella pratica clinica quotidiana, portando la figura del mediatore interculturale nelle équipe multidisciplinari territoriali.

L’assessora regionale alla Cultura e Conoscenza, Silvia Miglietta, dichiara che «dopo aver redatto, nell’ambito della scorsa edizione del progetto Prevenzione 4.0, le Linee Guida per la corretta presa in carico dei migranti nel Servizio Sanitario Regionale, Regione Puglia mira ora a rafforzare le competenze dei propri operatori socio-sanitari, sostenendo gli organici anche attraverso figure di mediazione che possano agevolare il rapporto con le cittadine e i cittadini stranieri, non solo dal punto di vista linguistico, ma interculturale».

Il progetto, conclude l’assessora, «ci dà già la possibilità di coinvolgere circa 30 mediatori presso le nostre ASL, aumentando le chance occupazionali».

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