Cabaret, imitazioni, musica e racconti. Andrea Perroni, artista poliedrico, romano 45enne, sarà protagonista dello show La fine del mondo (scritto con Matteo Nicoletta e Giulio Somazzi, prodotto da Sbam Produzioni e Authentic Jam, musiche di Carlo Alberto D’Alatri), domani al Palatour di Bitritto. Una performance ritmata, ad alto tasso di improvvisazione e coinvolgimento del pubblico. Una serata tutta da ridere, ma con interessanti spunti di riflessione, sempre di misura, mai banale e capace di raccontare la realtà con leggerezza senza perdere profondità.
Il titolo dello show che porta a Bitritto, «La fine del mondo», sembra quanto mai azzeccato considerato lo scenario di guerra di questi tempi.
«La risata è fortunatamente ancora salvifica e curativa. Far ridere oggi è una cosa seria, un impegno sociale in cui credo moltissimo. Purtroppo, sui social, otto contenuti su dieci hanno lo scopo di far ridere ed abusa in questo sia chi li crea, che chi, scrollando, ne fruisce».
Sandro Piccinini, Flavio Insinna, Franco Sensi, Luca Giurato: ha fatto parodia ed imitazioni di molti personaggi in trasmissioni tv come Domenica In, Zelig, Colorado, Super Ciro, Quelli che il calcio, Stasera tutto è possibile. Mai qualcuno l’ha chiamata per lamentarsi o, al contrario, per complimentarsi?
«In 17 anni di radio ho conosciuto personalmente gran parte di loro e sicuramente le attestazioni di apprezzamento non sono mancate, così come il rapporto di reciproca stima che si è instaurato. Di sicuro, nessuno si è mai lamentato!»
Prima Radio 2 Social Club con Luca Barbarossa e Virginia Raffaele, poi Binario 2 di prima mattina: la radio fa parte della sua vita dal 2010. Com’è far sorridere senza l’aiuto della mimica ed esibirsi senza il pubblico?
«Molto più difficile, si complica un po’ tutto. Ciò non toglie che la radio resta per me un amore grande, quando ci lavoro cambio il mio modo di esibirmi, ma mi piace comunque».
La sua carriera passa anche dal teatro. Al Sistina di Roma nel 2015 ha preso parte allo spettacolo «Siete tutti invitati» e nel 2017 in «Febbre da Cavallo». Considerato il suo talento, anche musicale, ha mai pensato di cimentarsi in un genere come il musical?
«No, perché richiede uno studio specifico. Preferisco lasciare spazio a chi ha studiato per questo. Ad ognuno, il suo».
E poi c’è il cinema. Com’è azzerare la percentuale di improvvisazione e spontaneità davanti alla macchina da presa?
«In realtà non c’è un vero azzeramento. Dipende sempre dal regista che ti dirige. Io finora ho incontrato professionisti che hanno cercato la mia collaborazione anche nella stesura della sceneggiatura. Certo, non sei solo, devi rispettare gli attori con cui lavori, ma non mancano nel cinema episodi in cui l’inserimento di un’espressione non prevista ha cambiato la scena di un film».
Se le dicessero di scegliere tra teatro, cinema, radio e tv?
«Se si potesse vivere di teatro, lo sceglierei senza dubbio. E’ la forma di arte più vicina all’incontro con il pubblico. In un mondo sempre più artificiale, il teatro resta l’ultima forma di contatto vera con le persone».
C’è qualcosa – nella vita professionale o privata – che non ha ancora raggiunto?
«In questo momento della mia vita mi sento molto centrato e realizzato, ho raggiunto traguardi che per chi comincia sono fantascienza. Qualche sogno nel cassetto c’è ancora. Se si realizzasse lo dedicherei alla parte di me che è rimasta più ingenua ed a contatto con la realtà».
Viene in Puglia per la prima volta o c’è qualcosa che la lega alla nostra regione?
«Mio nonno è nato e cresciuto a Cerignola. Conosco bene la Puglia, ci sono molto legato e la sento mia, in particolare nel modo di vivere la vita ancora sano ed autentico».










