SEZIONI
SEZIONI
Bari
Sfoglia il giornale di oggiAbbonati

Peppino Cotturri: l’impegno, l’università e il coraggio di difendere la democrazia

A sette mesi dalla scomparsa del professor Giuseppe Cotturri, per tutti Peppino, la sua figura torna al centro del dibattito pubblico grazie a un appello che è insieme familiare e civile. A lanciarlo è la sorella, Vanna Cotturri, con un post che chiama in causa l’Università di Bari e il mondo dell’associazionismo e della cittadinanza…
l'edicola

A sette mesi dalla scomparsa del professor Giuseppe Cotturri, per tutti Peppino, la sua figura torna al centro del dibattito pubblico grazie a un appello che è insieme familiare e civile.

A lanciarlo è la sorella, Vanna Cotturri, con un post che chiama in causa l’Università di Bari e il mondo dell’associazionismo e della cittadinanza attiva in cui il sociologo ha militato a lungo. «Oggi per me è un giorno importante – scrive – e il mio pensiero va a mio fratello Peppino, scomparso il 24 luglio 2025». Poi l’invito esplicito: organizzare una commemorazione nelle sedi istituzionali per non disperdere «quel pensiero profondo e originale» che ha segnato generazioni di studenti e attivisti.

Va detto che la malattia e la morte hanno colto Cotturri in un momento di grande forza creativa: a fine 2024 aveva pubblicato Io ci sono. Gli attori del civismo e della solidarietà (La meridiana), che ebbe pochissime presentazioni pubbliche per il peggioramento delle sue condizioni di salute e che invece meriterebbe di essere ancora discusso, per le numerose indicazioni teoriche e politiche che apriva.

L’università come frontiera

Particolarmente significativo, proprio a testimonianza del nesso profondo tra università, società civile e impegno politico che ha attraversato tutta la vita di Cotturri, è il saggio che fu il suo ultimo testo pubblicato in vita. S’intitola La sezione universitaria ed è apparso nel volume collettaneo Un partito, una comunità. Il PCI a Bari (Erf edizioni), a cura di Ferdinando Pappalardo, presentato nel maggio 2025, appena due mesi prima della scomparsa di Cotturri, assente in quella circostanza.

Nel saggio ricostruiva la storia della Sezione universitaria del PCI a Bari come luogo di elaborazione politica, presidio democratico, spazio di formazione civile. Raccontava lo scontro con gli interessi speculativi presenti in città, il ruolo della sezione nella difesa della democrazia, ma anche il confronto aspro con le frange violente che nel 1977, ispirandosi all’area dell’autonomia operaia, si muovevano contro il Partito comunista e il sindacato, a Bari come nel resto del Paese.

Cotturri narra un episodio che lo vide protagonista, vittima di un attacco feroce. Dopo le violenze di Roma contro Luciano Lama, la segreteria della Sezione universitaria barese decise di non partecipare a un’assemblea che si preannunciava carica di provocazioni: «Si decise – scrive Cotturri – che io solo sarei andato all’assemblea per tenere un breve intervento con cui denunciare i fatti di Roma e dichiarare la non disponibilità a interloquire con forze che non avessero condannato la violenza contro il movimento operaio». Racconta gli insulti che ricevette, le minacce, e persino il gesto della pistola mimato con una mano contro la sua tempia. «Riuscii ad allontanarmi dignitosamente, ma trepidante, senza essere aggredito da alcuno». E aggiunge una riflessione che oggi risuona come una lezione civile: «Credo che l’atto di coraggio individuale, e soprattutto il rispetto conquistato negli anni dai dirigenti della Sezione universitaria, siano stati nell’occasione decisivi per disinnescare una situazione altrimenti esplosiva».

Politica come responsabilità

In quell’episodio c’è molto della cifra di Peppino Cotturri: la politica come responsabilità personale, quell’«io ci sono» del suo libro, la fermezza contro la violenza, la convinzione che l’autorità morale si costruisca nel tempo attraverso coerenza e rigore. Non un’idea astratta di democrazia, ma una pratica concreta, esposta al rischio.

La sua elaborazione teorica sul «processo costituente» – la democrazia come dinamica permanente, molecolare, mai chiusa in un atto fondativo – trova qui una traduzione esemplare. Difendere la democrazia non significava solo studiarne le categorie, ma incarnarle nei passaggi più delicati. È anche per questo che l’appello di Vanna non può restare una semplice richiesta commemorativa. Salvare l’eredità culturale di Cotturri significa riconoscere che il suo lavoro tiene insieme università e città, ricerca e impegno civile, teoria e conflitto reale.

Molti in queste ore stanno sostenendo il suo appello e sembra che la Fondazione di Vagno e l’Università stiano già lavorando in questa direzione. Forse è proprio questa la misura più autentica di una giornata in suo onore: non un omaggio rituale, ma un’occasione per interrogarsi sul rapporto tra sapere e responsabilità pubblica. Perché, come dimostra la sua stessa storia, la democrazia non si difende a distanza: la si attraversa. E talvolta va difesa anche da soli, in piedi, in un’aula ostile, con la sola forza delle parole.

CORRELATI

Cultura e Spettacoli, Puglia","include_children":"true"}],"signature":"c4abad1ced9830efc16d8fa3827ba39e","user_id":1,"time":1730895210,"useQueryEditor":true,"post_type":"post","post__in":[489029,488909,488698],"paged":1}" data-page="1" data-max-pages="1" data-start="1" data-end="3">

Lascia un commento

Bentornato,
accedi al tuo account

Registrati

Tutte le news di Puglia e Basilicata a portata di click!