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Ospedali pugliesi, Pentassuglia getta acqua sul fuoco: «No a chiusure, sì a riconversioni»

La sanità pugliese si prepara a una riorganizzazione profonda nel tentativo di rimettere in ordine i conti e recuperare il deficit da 369 milioni di euro registrato nel 2025. Ma mentre la Regione prova a rassicurare sui possibili effetti del piano operativo in via di definizione, lo scontro politico si accende e coinvolge ospedali, territori…
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La sanità pugliese si prepara a una riorganizzazione profonda nel tentativo di rimettere in ordine i conti e recuperare il deficit da 369 milioni di euro registrato nel 2025. Ma mentre la Regione prova a rassicurare sui possibili effetti del piano operativo in via di definizione, lo scontro politico si accende e coinvolge ospedali, territori e persino il governo nazionale. A gettare acqua sul fuoco è stato, allora, l’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, nel programma di approfondimento «Orizzonti», di Telenorba.

«Non chiuderemo i piccoli ospedali, è aberrante parlare di chiusure», ha assicurato Pentassuglia, respingendo le polemiche nate attorno alle indiscrezioni sul piano operativo richiesto dal Governo per rientrare dal disavanzo sanitario.Secondo l’assessore, il progetto della Regione non punta alla soppressione delle strutture, ma alla costruzione di un nuovo modello organizzativo della rete ospedaliera. Il sistema dovrebbe essere articolato su tre livelli: i grandi ospedali di secondo livello, gli hub, destinati a gestire le alte specialità; gli ospedali di primo livello, gli spoke; e una rete di ospedali di base, destinati progressivamente alla riconversione verso attività territoriali e assistenziali.

«La sanità va ripensata e messa in sicurezza», ha spiegato Pentassuglia, sottolineando che il piano punterà soprattutto su riconversioni e su una razionalizzazione mirata dei reparti. Tra le ipotesi allo studio figurano la chiusura dei punti nascita con meno di 500 parti l’anno e la revisione delle ortopedie con meno di mille interventi annuali. Un altro criterio riguarderà l’utilizzo dei posti letto: potrebbero essere soppressi o accorpati i reparti con un indice di occupazione inferiore all’85 per cento.
Resta invece aperto il capitolo fiscale. Tra le opzioni allo studio c’è l’aumento dell’addizionale Irpef per le fasce di reddito più alte. «È una possibilità che stiamo valutando – ha detto l’assessore – ma la decisione verrà presa entro fine aprile e portata in Consiglio regionale alla luce del sole. Ognuno dovrà assumersi le proprie responsabilità».

Le rassicurazioni della giunta non bastano però a spegnere le polemiche. L’opposizione di centrodestra parla di «chiusure mascherate» e accusa la maggioranza di aver lasciato crescere il deficit senza intervenire per tempo. Durissimo l’affondo del gruppo regionale di Fratelli d’Italia, guidato dal capogruppo Paolo Pagliaro. Secondo i consiglieri meloniani il presidente uscente, Michele Emiliano, avrebbe lasciato al suo successore «più di un cerino acceso», a partire proprio dalla sanità e dagli incentivi alle imprese. Per FdI, il centrosinistra avrebbe privilegiato negli ultimi anni una lunga campagna elettorale, promettendo il potenziamento degli ospedali e allargando le maglie dei bandi regionali per attrarre consenso. Ora, sostengono, il conto politico e finanziario sarebbe arrivato.

Il partito cita anche i territori interessati dalla possibile riorganizzazione sanitaria, dai presidi di Corato, Putignano e Monopoli fino a quelli di San Severo, Casarano, Copertino e Mesagne, dove – secondo l’opposizione – i cittadini temono di perdere servizi essenziali. Da qui la richiesta di un Consiglio regionale monotematico per conoscere nel dettaglio il piano di rientro dal disavanzo. Il centrodestra mette inoltre sotto accusa la strategia regionale dei grandi ospedali, avviata oltre un decennio fa, ma ancora incompleta. Il nuovo ospedale Monopoli-Fasano è stato inaugurato da mesi ma non è ancora pienamente operativo, mentre il San Cataldo di Taranto resta un cantiere al 98 per cento e altre strutture – come quelle previste ad Andria e nel Nord Barese – sono ancora sulla carta. Accuse respinte dalla maggioranza. Il segretario regionale del Pd, Domenico De Santis, invita a ridimensionare l’allarme e sposta il confronto sul piano nazionale. «Si è scoperto – osserva – che anche le regioni del Nord amministrate dal centrodestra hanno buchi ben più grandi. Il Piemonte registra un disavanzo di 879 milioni, mentre la Lombardia denuncia una differenza di 1,6 miliardi tra fabbisogno sanitario e risorse previste».

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