Categorie
Attualità Puglia

L’odissea dei pendolari: «Da Bari a Reggio Calabria? Come viaggiare dalla Puglia all’Australia» – L’INTERVISTA

Laura Marchetti è docente dell’università Mediterranea di Reggio Calabria. Lunga carriera scientifica e politica, nel secondo governo Prodi è stata sottosegrataria all’Ambiente, autrice di numerosi saggi e monografie. Con l’Enciclopedia Treccani sta lavorando alla candidatura della fiaba popolare nella «Lista dei Beni immateriali Unesco». E’ una passeggera quasi quotidiana di treni per lavoro e la raggiungiamo proprio mentre è in viaggio per Reggio.

Professoressa, lei si definisce una «emigrante di lusso».

«Si, perché io quando devo andare sul luogo di lavoro che è l’università di Reggio, partendo dal luogo dove vivo che è Bari, faccio un viaggio come se dovessi andare oltre il Nord Europa, oltre il continente europeo. Ecco, come se andassi in Australia, coast to coast».

E’ rassegnata?

«Come percorso di viaggio è bellissimo, lungo la dorsale ionica e il mare dei miti. Per cui le prime tre ore, le passo pensando a Ulisse, Scilla e Cariddi, Mediterraneo. Le successive 6 ore le passo a bestemmiare il Mediterraneo».

Spesso ne ha da dire sul ministro dei Trasporti, Salvini.

«Il ministro è l’uomo della mia vita. Per tante ragioni, perché ci tiene sempre allegri con le sue boutade. E però, nelle “fascisterie” che dice è scavalcato a destra solo da quell’altro uomo travestito da generale. Cioè almeno i fascisti si vantavano dei treni che arrivavano puntuali e invece questo spirito di patria non è più rispettato».

Più seriamente, come spiega la difficoltà di collegare due regioni come Puglia e Calabria così vicine?

«È la rappresentazione della questione meridionale. In un saggio “La storia d’Italia”, Italo Insolera, grande architetto, pianificatore, urbanista, collega lo sviluppo economico italiano, a come erano state realizzate le ferrovie, sulle due dorsali, lasciando tutte le aree interne svuotate. E questo vale per Bari che non è collegata con Reggio Calabria e non è collegata con la Sicilia, ma non è collegata neanche con Napoli. Dopo l’Unità d’Italia, la scelta un pò piemontese, fu di tracciare le linee ferroviarie così. E da qui quello che Manlio Rossi Doria chiamava “La polpa e l’osso”. Cioè il fatto che in Italia non c’è solo il problema del Nord e del Sud, ma anche quello delle aree costiere che sono destinate alla modernità, allo sviluppo, allo scambio culturale, e quello delle aree interne legate sempre di più allo spopolamento. Nel corso della storia d’Italia, mentre al Nord hanno riempito gli spazi, diciamo in orizzontale – e anche il PNRR la maggior parte delle risorse sulle linee ferroviarie le mette proprio al Nord – hanno trascurato tutta l’Italia meridionale. Per cui per la Bari-Napoli ancora adesso si parla di completamento della linea. Una rappresentazione plastica sia della questione meridionale, sia della questione aree interne. Il Governo in uno degli ultimi documenti ha detto che ormai per le aree interne non c’è più molto da fare, bisogna accompagnarle lentamente a un congedo terminale».

Eppure il turismo sta privilegiando molte aree interne.

«E’ proprio questo turismo colto, lento, attento alla natura, che pone il problema di una forma diversa di mobilità».

In Puglia si è parlato di recupero di alcune linee che attraversano la Murgia, valorizzando le stazioni abbandonate.

«L’Italia è stata costruita sulle strade. Sulle strade romane, e poi la via Francigena, le vie del mare, la rotta dei Greci, dei Fenici. Noi, oltre che essere un popolo di poeti e santi, eravamo anche un popolo di camminanti. E la civiltà si è fatta sulle strade, la cultura si è fatta sulle strade. E proprio questa predisposizione al cammino ha fatto sì che la nostra cultura fosse meticcia. Cioè tutte le culture, le razze, i popoli si sono incontrati sulle strade d’Italia. E quindi ragionare sulla mobilità e sui sistemi di mobilità è ragionare sulla fisionomia che vogliamo dare alla nazione».

Ma, allora, è fondamentale anche il ponte sullo Stretto.

«Il ponte sullo Stretto è un sogno bellissimo che – con una battuta – va da “cosca a cosca”. Arrivare dal mare in Sicilia è un’esperienza profonda che un ponte eliminerebbe, oltre i pericoli di dissesto».

Allora buon proseguimento.

«Grazie, le coste dell’Australia sono vicine».

Lascia un commento Annulla risposta

Exit mobile version