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Nucleare, si riaccende il dibattito e il deposito di scorie torna a incombere sulla Puglia

La determinazione di un sito nazionale è dovuta anche al fatto che quelli esistenti sono stati progettati per una durata di 50 anni

Nucleare, si riaccende il dibattito e il deposito di scorie torna a incombere sulla Puglia

A 23 anni da “Scanziamo le scorie” si riapre il dibattito sul deposito di rifiuti nucleari e la realizzazione del deposito unico nazionale di scorie. E i territori iniziano a mobilitarsi.

Dopo un lungo iter burocratico, il ministero ha diffuso la cosiddetta Carta Nazionale delle Aree Idonee (Cnai) che individua 51 siti distribuiti tra Puglia, Basilicata, Lazio, Sardegna, Piemonte e Sicilia ritenuti idonei ad ospitare l’investimento da 1,5 miliardi di euro per la realizzazione del deposito in cui dovranno essere stoccati 100mila metri cubi di scorie, con annesso parco tecnologico.

I 15 appulo-lucani si trovano nei territori di Altamura, Gravina, Laterza, Matera, Montalbano Jonico, Bernalda, Montescaglioso, Genzano di Lucania, Irsina. In assenza del deposito nazionale, i rifiuti radioattivi rimarrebbero stoccati nei depositi temporanei distribuiti in molte regioni italiane, una ventina in tutto, compresi quelli della Cemerad di Statte, in provincia di Taranto, e dell’Itrec di Rotondella, in provincia di Matera.

Si tratta di depositi progettati per una durata di circa di circa 50 anni, in conformità a specifica normativa tecnica nazionale e internazionale in materia, e con criteri di sicurezza differenti da quelli di un deposito definitivo. Molti di questi sono ormai saturi, realizzati da tempo, e richiedono quindi periodici e costosi interventi di manutenzione con relativi costi: circa 1,4 milioni l’anno per ognuno. Il tema delle scorie dalle nostre parti è molto sentito ed evoca antiche battaglie popolari.

Nel novembre 2003, il governo indicò d’autorità il comune di Scanzano Jonico (in provincia di Matera) come sito unico nazionale per lo stoccaggio delle scorie nucleari. La decisione innescò la dura reazione della cittadinanza e delle istituzioni locali. Le proteste guidate dall’associazione «Scanziamo le scorie» portarono alla mobilitazione di circa 100mila persone.

A seguito delle fortissime pressioni e delle piazze in rivolta, il governo fece un passo indietro, stralciando il decreto e aprendo un lungo stallo istituzionale durato fino al 2021. In questa data, dopo anni di rinvii, nel gennaio 2021 la Sogin (la società di stato per il decommissioning nucleare) è stata autorizzata a riprendere in mano l’iter di realizzazione che dovrà concludersi al massimo entro il 2039.