Hanno lanciato un appello ai parlamentari pugliesi per sensibilizzarli sulla vertenza dei Call center che operano per Enel e che riguarda 2.500 lavoratrici e lavoratori impiegati nelle sedi di Bari, Lecce e Taranto. Lo hanno firmato Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc Puglia, che chiedono una «presa di posizione chiara e pubblica» contro il bando del gruppo energetico che, secondo i sindacati, «elude la territorialità della clausola sociale e mette a rischio migliaia di posti di lavoro».
La protesta
Il tema centrale della protesta la possibilità – dal secondo anno di gara – di sostituire parte del personale con sistemi di intelligenza artificiale. Sottolineano le organizzazioni sindacali: «È inaccettabile che l’innovazione tecnologica venga usata per ridurre l’occupazione e creare incertezza per centinaia di famiglie». I sindacati richiamano anche il ruolo di Enel, «azienda a partecipazione pubblica che ha il dovere di tradurre i bilanci positivi in politiche a tutela del lavoro», e mettono in guardia dal rischio di un «effetto domino» su altre committenze pubbliche e private.
La prospettiva
«Se passa questo modello l’intero settore dei Call center potrebbe essere travolto, con ricadute anche sulla gestione dei dati e sulla privacy dei cittadini». Pertanto, l’8 gennaio, alle 11, nella sede della Cgil Puglia, è in programma una conferenza stampa sulla vertenza, mentre il giorno dopo è annunciata una manifestazione davanti la sede regionale di Enel in via Angiulli. «È tempo che la politica scelga da che parte stare: dalla parte dei lavoratori e della dignità del lavoro», concludono Slc Cgil, Fistel Cisl e Ugl Tlc Puglia.









