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Mutui: la Puglia è prima per crescita di volumi, ma i tassi sono troppo alti

In un contesto economico europeo segnato dall’incertezza, l’ultimo rapporto della FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani) scatta una fotografia preoccupante per le famiglie italiane. Nonostante un anno di fluttuazioni, il credito in Italia si conferma un lusso: i tassi su mutui e prestiti personali restano strutturalmente più elevati rispetto alla media dell’Unione Europea, con un divario che penalizza pesantemente il potere d’acquisto dei cittadini. Secondo l’analisi, all’inizio del 2026 il tasso medio per l’acquisto di un’abitazione in Italia si attesta intorno al 3,6%, superando la media europea.

Sebbene il dato sia inferiore a quello della Germania (3,84%), resta sensibilmente più alto rispetto a competitor diretti come Francia e Spagna. Il divario diventa però un solco profondo quando si analizza il credito al consumo. In questo comparto, i prestiti personali in Italia viaggiano con tassi medi dell’8,11%, contro una media UE del 7,51%. La FABI sottolinea un dato allarmante: il ricorso al debito, per un totale di 124,5 miliardi di euro, non è più solo uno strumento di investimento, ma viene sempre più utilizzato come «sostituto del reddito» per far fronte alle spese correnti e alle bollette.

In questo scenario nazionale frammentato, il Mezzogiorno mostra i segnali di maggiore tensione, ma anche di dinamismo inaspettato. La Puglia, in particolare, emerge come il caso più eclatante del 2026: è la prima regione in Italia per sottoscrizione di mutui, con un balzo del +4,5% nell’ultimo anno. Mentre il Nord mantiene la leadership per volumi complessivi, la Puglia corre più velocemente di tutti.

Tuttavia, questa spinta non è priva di ombre. Il rapporto evidenzia come i tassi praticati dalle banche nel Mezzogiorno restino sensibilmente più salati rispetto a quelli applicati al Settentrione, creando una «tassa geografica» che grava sulle famiglie pugliesi. Il segretario generale della FABI, Lando Maria Sileoni, ha evidenziato come l’incremento dei prestiti alle famiglie (arrivati a oltre 604 miliardi totali, +23,3 miliardi in un anno) nasconda una realtà a due velocità.

«Da un lato c’è chi pianifica l’acquisto della casa, approfittando di una timida discesa dei tassi rispetto ai picchi degli anni precedenti; dall’altro c’è una fascia crescente di popolazione, concentrata soprattutto al Sud e in Puglia, che si indebita per vivere alla giornata».

Le rate dei mutui e dei prestiti stanno letteralmente «mangiando» il reddito disponibile: si stima che oltre il 10% degli stipendi medi venga assorbito dal servizio del debito. Per la Puglia, questo dato è ancora più critico a causa di salari mediamente più bassi e costi del credito superiori, rendendo la regione, insieme a tutto il Sud, il simbolo di un’Italia che prova a ripartire, ma deve fare i conti con un accesso al denaro sempre più oneroso.

Pertanto, se la Puglia si conferma la regione più dinamica sul fronte delle nuove stipule per i mutui, quasi ai ritmi della Lombardia, la sfida per il 2026 resta quella della sostenibilità finanziaria, in un mercato dove il costo del denaro continua a essere un ostacolo alla reale crescita economica del territorio.

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