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Massimo Ghini in Puglia con “Il Vedovo”. «La commedia all’italiana parla ancora di noi»

Un industriale romano megalomane e incapace, una moglie ricchissima e spietata che lo umilia in pubblico e lo rovina in segreto, prestando denaro a condizioni usuraie attraverso un intermediario. Intorno, un’Italia in pieno fermento economico, sospesa tra sogni di ascesa sociale e rovinose cadute. «Il vedovo», capolavoro della commedia all’italiana firmato da Dino Risi e interpretato da Alberto Sordi, torna oggi a teatro in un adattamento di Ennio Coltorti e Gianni Clementi, con Massimo Ghini protagonista e regista e Galatea Ranzi nel ruolo di Elvira Ceccarelli.

In Puglia lo spettacolo sarà in scena da martedì a sabato, toccando San Severo, Fasano, Lecce, Taviano e Gioia del Colle. «Dino Risi è uno dei padri fondatori della commedia all’italiana». Massimo Ghini lo dice senza retorica, come si parla di un’eredità che pesa, ma che non può essere aggirata. «La cosa più pericolosa sarebbe provare a imitare Sordi», spiega. «Io sono un attore, non un imitatore».

Il suo Alberto Nardi non nasce da una maschera, ma da un presente che continua a riconoscersi in quell’uomo megalomane e fallimentare. «I personaggi della commedia all’italiana non appartengono al passato. Parlano ancora di noi».

A legarlo a Sordi non è il culto, ma un ricordo preciso. Durante uno spot per Illy diretto da Francis Ford Coppola – una rilettura de «Lo sceicco bianco» di Fellini – Ghini si trovò a «rifare» Sordi. «Venne sul set, mi guardò e, in romanesco, mi disse: «Che mi stai a fa’ l’imitazione?». Ghini rispose d’istinto: «Non mi permetterei mai». E Sordi: «Tu lo puoi fare». «Non era un via libera a copiarlo», chiarisce oggi, «ma il suo modo di dirmi che mi rispettava».

Da quell’episodio nasce anche il desiderio di smontare certi luoghi comuni. «Sordi non aveva un brutto carattere. Tutti noi attori siamo diversi nella vita da quello che sembriamo nei film». E nemmeno l’etichetta di tirchio regge: «Ha fatto tantissima beneficenza, solo che non la raccontava».

Farsa o commedia?

Se Sordi rappresenta il cinema, il teatro per Ghini ha il volto di Vittorio Gassman. «È stato il mio maestro». Con lui crebbe sulle tavole del palcoscenico, interpretando Cassio nell’Otello. «Gassman sapeva fare tutto: un gigante». È lo stesso principio che guida Il vedovo di oggi. «Bisogna anche chiarire una cosa: la commedia all’italiana non è farsa». Ghini lo dice con fermezza. «La farsa è un genere nobile e popolare, e c’è chi la fa benissimo, come Checco Zalone. Ma è un’altra cosa. La commedia all’italiana è malinconia sotto la risata». Nel suo «Vedovo» non c’è dunque il culto del passato, ma la volontà di rimettere in moto un meccanismo ancora vivo. «Stiamo parlando di potere, di ambizione, di fallimento. Di un Paese che, in fondo, non è poi così cambiato».

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